E’ tornato ‘o primmo e l’anno, ho riscoperto la gioia del Capodanno

E’ tornato ‘o primmo e l’anno, ho riscoperto la gioia del Capodanno

Di Bruno Marra

 

Da più venti anni non ero contento a Capodanno. Perché da oltre un ventennio io non festeggiavo più ‘o primmo e l’anno. Esattamente dal primo gennaio 1991. Avevamo vinto lo scudetto e la Supercoppa. Ci sembrava facile la gioia, e a quelli della mia età pareva che abitasse qua la felicità. A un ragazzino che si imbatte nel fiore dell’età in quel ben di Diego e che gli piove addosso la grazia dal cielo, vaglielo a dire che non è quello il Vangelo.

 

E quando a scuola ti facevano ripetere la poesia: “quant’è bella giovinezza che ti fugge tuttavia, chi vuol esser lieto sia del doman non v’è certezza” a noi ci sembrava solo una stupida filastrocca.

 

Invece quel Capodanno del 1991 fu l’ultimo bagliore di una bellezza che andava in dissolvenza. Improvvisamente capii che era successo tutto in fretta e che proprio mentre stavo crescendo con quel battito forte in petto, mi sfuggiva dalle mani tutto. Quando quella passione adolescenziale doveva diventare amore maturo, scoprii che avevano ragione loro. Mio padre, mio zio, mio nonno, tutti quelli che mi dicevano che qui siamo destinati a soffrire, che nun ce vo’ bene nisciuno e che siamo nati con addosso un marchio nefasto. E più i pensieri ed i ricordi avanzavano, più le speranze scivolavano. Giù, giù, giù. Numeri impietosi e lettere maledette. Il primo che diventa l’ultimo, la A che diventa B, il Calvario che comincia con la C.

 

Io che mi sentivo su un attico vicino al Sole al settimo cielo, mi ritrovai in un basso umido di San Gregorio Armeno. E nun me piace ‘o presepio, nun me piace chiù. Eduardo aveva ragione: fujitevenne. E a trent’anni nun può capì, ‘e canzon te fanno fesso, tutti dicono semp ‘o stesso”. E io non ci credevo più che l’anno nuovo era quello buono. E che nell’anno che verrà qualcosa cambierà.

 

Fino al 2014, quando a quarant’anni ho rivisto di nuovo ‘o primmo e l’anno. L’ho visto fuori stagione, in una sera di febbraio all’Olimpico, come fosse un presagio. Con la Roma finiamo il primo tempo sotto di due a zero. Si va all’intervallo e loro si atteggiano. Mastu Rafele sa come si fa, sa cosa deve dire. Come quando una notte a Istanbul in un quarto d’ora in mondovisione fece la rivoluzione. E ho visto Capodanno negli occhi del Pipita che dallo spogliatoio risale direttamente in porta. E poi Dries, fratè si ‘o mostro! Ci vediamo a casa nostra. E mi è tornato a battere il cuore in anticipo, due giorni prima di San Valentino, il 12 febbraio. In campo l’iradiddio e in Tribuna, come al tempo mio, il ben di Diego. Ho sentito il brivido di Natale, in quella rimonta spettacolare. Fino a maggio nella Capitale. La favola di Lorenzo e poi, quann ‘o cielo se fa scuro, Dries c’è e appende la Coppa al muro.

 

Per tutta l’estate poi ho sognato che il mio Capodanno sarebbe tornato. Hanno spostato la data perché doveva essere una cosa meravigliosa. Tre giorni prima di Natale, nella Terra Santa. E ho passato quei giorni a far finta di star bene, a convincermi che tutto poteva accadere. Ma quando allo specchio di notte ci stavo solo io, nun puteve dicere che Dio nunn’è Dio.

Lo so, loro so cchiù fort, ma nunn’è sempre mezzanotte. Manco quando Tevez segna dint’o tozza tozza. Perchè più di Carlito può il Pipita. Il Gabbiano Jonathan si scarta pure ‘e prete e Golzalo vola più in alto delle Aquile.

 

E ho visto Capodanno anche quando l’Apache ci ha bloccato la respirazione e mezza Napoli ha spento la televisione. E poi l’ha riaccesa alluccando come fosse arrivato l’ultimo dell’anno. Perché Higuain gli ha fatto un cu…ore tanto!

 

E ho visto le stelle filanti nell’oro dei capelli, quello di Rafael. Sapevo che dopo tanto patire doveva trionfare e che avrebbe sgranato il Rosario, mentre tutta Napoli pregava San Gennaro. Così quando all’undicesima fatica è volato in cielo, ho benedetto mio padre che un giorno al San Paolo mi ha fatto napoletano.

 

Oggi per me, come quando ero bambino, è di nuovo ‘o primmo ‘e l’anno. Abbraccerò gli amici, tornerò a casa da mia madre e con un sorriso spegnerò la luce. Perché a Capodanno io so ‘nata vota felice…

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