Dalla Camouflage del Napoli alla rivoluzione del Barcellona: Ma che maglia è?

L’obiettivo è creare un nuovo mercato attorno alle maglie, diversificare il prodotto, nel momento in cui il club è esclusivista del marchio.

La gazzetta fa un viaggio attraverso il mercato delle maglie da gioco e non poteva iniziare che dal Napoli

Può succedere, come a Napoli, che oltre alla pri­ma maglia, «che mai cambieremo», dice il diret­tore marketing Alessandro Formisano, vi sia una tenuta «Camouflage», da guerra, e anche una «Denim», in jeans, perché il tifoso può decidere di farne un uso diverso, non solo per il giorno del match ma anche per andarci in discoteca con un blazer sopra la sera prima.

Come avrebbe potuto  spiegare Giacomo Leopardi, il sabato di una «De­nim» è dolcissimo, ha dentro l’attesa del dì di fe­sta, ma la domenica della partita ha già in sé la tristezza del lunedì, meglio quindi allungare la festa il più possibile… 

PIU’ MAGLIE PER TUTTI .E allora vai con le sor­prese. Eravamo rimasti, a Torino, alle maglie gialloblù delle trasferte europee di Platini e Bo­niek. Ebbene, i tifosi juventini non hanno del tut­to gradito la nuova terza maglia verde, che qual­cuno sul web ha ribattezzato nell’ordine: «Maglia di Shrek», «del Bagnoschiuma», «Divisa da arbi­tri» o, come ha scritto qualche tifoso del Torino, «La maglia dell’Avellino in Champions». 

INVESTIMENTI In una qualsiasi giornata di Serie A puoi vedere la Juve in blu, il Cesena in rosa, la Lazio in amaranto, il Parma in verde. Dietro lo sfavillio di colori c’è solo una verità: il calcio ha bisogno di nuovi introiti. I grandi sponsor tecnici insegnano: una volta ottenuti dalle big d’Europa le master­licence (diritti di merchandising), si scatenano poi sul mercato internazionale ven­dendo le maglie in India, in Cina e Giappone.

E poco importa ai tifosi locali se la divisa del Barça non è esattamente quella dei tempi di Cruijff, Maradona o Stoichkov: così Nike e Adidas sostengono le loro sponsorizzazioni milionarie. Prendi il Manchester United, il club più popolare al mondo con 659 milio­ni di tifosi: con quasi un miliardo di euro l’Adidas dalla stagione 2015­/16 aggiun­gerà altro valore al brand sfruttando un processo di internazionalizzazione già avviato:

vedremo i Red Devils in giallo o in fucsia in Vietnam. Una maglia che vale al momento, includendo il main sponsor Chevro­let, oltre 150 milioni. Altro episodio emblematico a Madrid: la croce del simbolo delle merengues è stata rimossa dai prodotti Adidas (39 milioni d’investimento) venduti nei Paesi Arabi per non urtare la sensibilità dei musulmani.

Strategie di marketing, e poco rileva se il club alla fine è di­sposto a scendere a compromessi su aspetti della propria identità. In attesa della sempre più vicina espansione planetaria anche dei club italiani, tutti i puristi tirati per la maglietta, che hanno scelto la squadra per cui tifare anche perché at­tratti dalla sua maglia, si rassegnino e pensino ai vantaggi: con i super sponsor si muovono classi­fiche e top­player. Un Ibrahimovic in provincia è un sogno possibile. Ne vedremo di tutti i colori