Curiosita’: L’arrivo di Maradona era scritto nella storia della citta’.

D10S sceso in campo, liturgia di un culto profano

A un certo punto Dio gli ha prestato una “manos”, perché segnasse il gol più controverso della storia del calcio.

Di: Francesco Pollasto

Ma lui di divino aveva già anche un piede, il sinistro, che nella stessa partita gli fece segnare un altro gol , quello memorabile. Finale Argentina – Inghilterra, mondiali del Messico 1986. E fu la storia del titano che tentò la scalata all’Olimpo, un D10S che fa concorrenza a un dio.

Dodici anni dopo quella partita nasce ” l’iglesia maradoniana” una chiesa che celebra la religione del calcio, dove si venera Maradona, il dio supremo del pallone. Tra i suoi adepti si annover Lionel Messi.

La Pasqua,  è fissata al 22 giugno , il giorno della celebre partita Argentina-Inghilterra, il giorno in cui l’uomo si manifestò in tutta la sua potenza divina.
«E stata la manos de Dios », disse Maradona, un atto di giustizia per vendicare l’occupazione inglese delle Malvinas ( Falkland, per gli inglesi) del1982.

Un gol che era un sogno, un uomo solo contro tutti. Un’ azione cominciata e finita sullo stesso piede, dove nessuno poté fare niente. Incantati, imbambolati, annichiliti, gli avversari non hanno storia. Quel gol rimase come lo schiaffo in faccia di uno scugnizzo a uno degli stati più potenti del mondo.

Eppure, la liturgia pagana di questo dio, quella che lo consacrò come il più grande campione di tutti i tempi, ebbe inizio molto prima della fatidica partita contro gli inglesi.

Lui era già un calciatore. Un grande calciatore. Ma solo a Napoli sarebbe diventato immortale, sarebbe diventato D10S, Diego Armando Maradona, il numero dieci.

Napoli smise per lui gli anti chi riti pagani per ergere a nuovi pagani riti il tripudio di dieci martiri capeggiati dal nuovo Ianuario.

Era scritto. Nel 1984 sbarca sulle “rive” di Parthenope, nasce il nuovo patrono.

Avevano immaginato che scendesse dal cielo con un elicottero ma lui preferì emergere dagli Inferi , sotto l’imbocco della curva A ‘ uno, arrivato dalla Terra, per redimerli e portarli in Paradiso:

“Voglio diventare l’idolo dei ragazzi poveri di Napoli”, dice Diego il 5 luglio alla presentazione ufficiale allo stadio San Paolo, “perché loro sono come ero io a Buenos Aires “. Diventa il loro idolo. La città si riempie di azzurro e dei suoi riccioli neri.

Maradona si fonde con le memorie  mentre scrive un’altra storia, ascritto ufficialmente al pantheon delle divinità napoletane.

Il suo nome diventa il nome di centinaia di bambini: Diego, Diego Armando, battezzati nel nome della gloria del calcio, nel nome del più grande giocatore di tutti i tempi. Di questo parto folle e straordinario che ha potuto generare il gioco di una palla.

Che Maradona arrivasse a Napoli era scritto nella storia della città stessa, dalle sue fondamenta.

Dieci è il numero perfetto che è alla base misterica della scacchiera urbanistica di Neapolis, disegnata dall’architetto pitagorico Ippodamo da Mileto, la tetraktys: 1+2+3+4=10, la formula magica di Pitagora, il numero su cui furono gettate le fondamenta della città nuova nei tempi della sua costituzione. Napoli nasce su un 10.

Maradona era napoletano, lo chiamavano “sudaca”, terrone. Nessuno straniero è stato trattato come lui, nessuno ha pagato come lui la sua identificazione con Napoli, anche quando vestiva la maglia argentina ai mondiali di Italia 90.

La città in quei giorni tifava Argentina, come per tutti gli anni a venire. Figli adottivi di una nazione che non li voleva, i napoletani si scelsero un’altra patria, lasciando sventolare sui balconi lo splendido Sol de Mayo tra bande bianco-azzurre.

Fonte: Misteri,segreti e storie insolite di Napoli -Agnese Palumbo Maunzio Ponticello.