Curiosita’: Conosci la differenza tra il miracolo di san Gennaro e quello di santa patrizia?

 La teca santa, il sangue e la manna di santa Patrizia

Che cosa c’è oltre il miracolo del sangue di san Gennaro? Quello del suo alter ego al femminile, la sua compatrona santa Patrizia, non ci sono dubbi.

Con una sola – tuttavia enorme – differenza: la nipote dell’imperatore Costantino il prodigio del sangue lo compie nell’ombra e con il ritmo di un metronomo, con la cadenza esatta di una lunazione abbreviata a una settimana invece che a un mese.

Santa Patrizia, se così si può dire, si manifesta tutti i martedì mattina e il 25 agosto. Nonostante sia considerata di stirpe imperiale (IV secolo), la storia di Patrizia è molto recente, e in questo è simile alla vicenda del miracolo di san Gennaro che fu registrato dalle cronache circa mille anni dopo i presunti avvenimenti della decapitazione del martire.

Tutta la storia della vergine principessa d’Oriente è agiografica e riscritta in epoca barocca per ricalcare il modello mitico della sirena alata Parthenope: come la prima protettrice di Napoli, infatti, la santa arrivò in città dalle acque del mare (simbolo lustrale, ma anche della morte iniziatica), spiaggiando nello stesso luogo in cui approdò la Vergine nera Parthenope, lo stesso in cui Virgilio il Verginello (Parthenias, come venne chiamato) depose l’uovo cosmico a protezione magica della città (Castel dell’Ovo), e ancora lo stesso in cui furono nascoste le reliquie del Mago di Mantova: l’isolotto di Megaride.

È esattamente qui che Patrizia naufragò e confermò il voto al Signore per essersi salvata dalla tempesta, qui si dedicò «à lo servitio de Dio» e morì dopo poco in un eremo. Anche il funerale di Patrizia è significativo: le sue membra furono traslate da un carro portato da una coppia di “torelli” non domati e senza conducente, un simbolo lunare in movimento (un currus navalis dionisiaco) guidato dal caso, ma anche – secondo il culto di Mithra – la rappresentazione della (propria) natura selvaggia da domare e immolare con il versamento del suo sangue il quale, trasformato dal sacrificio, diventa l’haoma o il soma della tauromachia, il cibo divino, null’altro che la manna che fu vista trasudare dal sepolcro di santa Patrizia il 13 settembre tra il 1198 e il 1214.

Il canonico Celano scrisse che Patrizia fu inumata nella chiesa dei Santissimi Nicandro e Marciano, nel luogo «più alto della città, poco distante dal sepolcro di Partenope».

Il prodigio si svolge nella chiesa di San Gregorio Armeno, nella quinta cappella a destra della navata, dove si conservano le reliquie della santa di Costantinopoli.
Fonte: A.Palumbo-Serena Ficca-luoghi di Napoli