COSA RESTERA’ DI QUESTO 2014 E COSA VA CESTINATO


Le lacrime con l’Arsenal e i coglioni mostrati al mondo contro la Juve del Pipita, il sorriso a mille dentoni di Marek mentre alza le due coppe di quest’anno, quei cori evergreen al San Paolo dopo i successi su Juve in campionato e Roma in coppa Italia, perché Oje vita mia, cioè ‘o surdato ‘nnammurato, resta l’unico inno possibile ieri oggi e domani, tanti gol da incorniciare, da quelli di Mertens a quelli di Callejon.

Di Fabrizio Piccolo

Sono tutti i fotogrammi che mi porto dietro di un 2014 fatto di luci più che di ombre. Anzi fatto anche di hombre, vertical come quel Rafa Benitez sceso da Marte a confrontarsi da doppio straniero in un ambiente che non lo capisce troppo e che lui stesso capisce ancor meno.
Preferisco dimenticare, invece, le troppe polemiche sterili, i piagnistei di chi ciancia di modulo da cambiare, i sofismi di chi vorrebbe insegnar pallone a don Rafaè “troppo poco italiano”, il dolore di Lorenzino Insigne messo fuori causa nel momento più florido della sua carriera, i veleni di Behrami e di tutti quelli che hanno lasciato il Napoli, i rimpianti per Reina il leader che non c’è più e le critiche a Rafael e le recriminazioni sui colpi mancati di mercato. Bilancio positivo ma si può fare di più, due verità in una mezza contraddizione ma così è se vi pare.
Prendere o lasciare, io prendo perché se mi guardo attorno vedo più lacrime che gioie anche tra nobili storiche del pallone, e allora bene così e vamos adelante a ganar.
Perché nel 2015 c’è ancora tanto da gustare, c’è quell’Europa League che d’incanto dopo la notte di Doha è diventata più golosa e accessibile, c’è quella coppa Italia da difendere, c’è un terzo posto da blindare e poi si vede. Amareggiarsi per quello che non viene non serve, assaporare bene i successi invece sì e allora pancia mia fatti capanna che ancora c’è tanto sulla tavola.
Una postilla velenosa la butto là lo stesso: non credo e non spero in un ritorno di Lavezzi, eroe di un altro Napoli e di un altro calcio. Sarebbe stonato in questa squadra dove i solisti sono al servizio del collettivo e dove l’improvvisazione ha i suoi tempi ma su una cosa sarei pronto a scommettere.
Qualora – e ripeto, non penso accadrà – dovesse venire a Napoli potete mettere la mano sul fuoco che alle prime partite-no in tanti sarebbero già pronti a mettere in croce Benitez e i suoi schemi. Fortuna che non ci sarà controprova.
Si ricomincia con un allenamento a porte aperte al San Paolo, operazione simpatia da ripetere spesso, se possibile, e con due bianconeri all’uscio. Cesena e Juventus. Ecco, Napoli, questo buongiorno 2015 comincia a farcelo vedere dal mattino. Te ne saremmo grati.
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