Corriere : «ricostruzione Grafica-De Santis fu aggredito, poi sparò a Ciro» ricostruzione Grafica

 

Delitto del tifoso napoletano, la ricostruzione dei carabinieri potrebbe cambiare il contesto dell’agguato

Una pozza di sangue può riscrivere in parte la morte di Ciro Esposito. È la «traccia ematica G» nella perizia depositata dal Racis dei carabinieri, ed è dovuta ad una ferita, forse da coltello, subita da Daniele De Santis prima che un suo colpo di pistola uccidesse il tifoso napoletano. I difensori dell’ex ultrà romanista attaccano: «De Santis fu vittima di un tentato omicidio, e se venisse dimostrato che a sparare è stato lui, si tratterebbe di legittima difesa».

Viale di Tor di Quinto, prepartita di Napoli-Fiorentina, finale di coppa Italia. De Santis ha appena aggredito i pullman di tifosi azzurri diretti all’Olimpico. Urlando minacce, battendo i pugni contro i finestrini, impugnando un fumogeno. Viene inseguito da alcuni napoletani scesi dalle auto. Viene raggiunto pochi metri dopo nei pressi del cancello del Ciak Village. Tra gli inseguitori ci sono Ciro Esposito, Gennaro Fioretti e Alfonso Esposito. I primi a raggiungerlo. De Santis, pesante, poco agile, cade, secondo un testimone placcato da Ciro come un rugbista. Una ricostruzione che il Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri accoglie fin qui in pieno nelle 600 pagine fornite al gip Giacomo Ebner. Poi si apre la fase ancora controversa.

 

«Si ritiene – si legge nel rapporto – che De Santis, sopraffatto dagli aggressori, ferito e sanguinante, con le mani sporche del suo stesso sangue abbia impugnato l’arma ed abbia esploso i quattro colpi ferendo i tifosi napoletani. Non si esclude che in questa fase sia stato utilizzato il coltello a serramanico per mano di uno dei tifosi partenopei. Dopo avvengono gli spari in rapida successione». La pozza ha forma ovale, dimensioni di circa 10×8 centimetri ed è generata da una lenta fuoriuscita di sangue. I colpi di pistola sono quattro, in rapida successione. «In tale situazione concitata – continua la perizia – è probabile che gli aggressori abbiano anche tentato di afferrare l’arma». I bossoli e un quinto proiettile inesploso e “scarrellato” dall’arma inceppata – tutti Parabellum, Full Metal Jacket, con polvere artigianale, partiti da una Benelli 7,65 con matricola trapanata – vengono ritrovati in uno spazio molto circoscritto. La posizione è rilevante anche per lo stub, l’esame delle particelle di polvere da sparo. Un dato risultato positivo sugli abiti dei tre tifosi – che avrebbero «schermato il deposito di gran parte delle particelle» – e sui guanti di De Santis, che però non li indossava. Sarebbero stati altrimenti sporchi di sangue come la mano. Nessuna impronta digitale è stato però possibile isolare sull’arma, perché in troppi l’hanno toccata. Dopo gli spari – oltre a Ciro, feriti lievemente gli altri due -, su De Santis arriva un secondo e più numeroso gruppo di tifosi azzurri. «Gastone» riporta fratture alle costole, a una gamba (rischia l’amputazione), al naso, ferite da taglio all’addome. Tracce di sangue del romanista ci sono su un manico di scopa «Pippo», su un collo di bottiglia, una bandiera azzurra, altre due aste di legno oltre che sul coltello a serramanico. Quando e da chi sono stati usati questi oggetti?

«La dinamica è palesemente incompatibile con le tesi dell’agguato di De Santis, si indaghi sui suoi aggressori», dicono i legali Tommaso Politi e Michele D’Urso. Gli avvocati della famiglia Esposito, Angelo Pisani e Damiano De Rosa, definiscono invece «inverosimile ed azzardata la tesi della legittima difesa». Nessuno del secondo gruppo di napoletani è stato identificato. Resta da chiarire il ruolo dei quattro romanisti indagati per concorso morale nel presunto omicidio volontario compiuto da De Santis.

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