Corbo: “La D’Amico ha sbagliato ma è la triste realtà delle interviste a pagamento!”

    Antonio Corbo

    La triste realtà delle interviste a pagamento

    HO APPENA FINITO DI SCRIVERE IL COMMENTO PER REPUBBLICA-NAPOLI. LO GIRO AL GRAFFIO SENZA TOCCARE UNA VIRGOLA, PERCHÉ VOGLIO RISPETTARE LA FRESCHEZZA DEL MOMENTO. NON AVEVO ANCORA ASSISTITO ALLO SCIOPERO DEL SILENZIO NEI CONFRONTI DI SKY.

    Il problema del Napoli è la mancanza di qualità nella mediana, che contro l’Inter ha schierato nelle condizioni migliori Inler e Lopez. In quella zona però non c’è stato più confronto quando l’Inter ha puntato su un sovraccarico di virtù tecniche. Quel mediano che sia leader per carattere e tecnica non c’è. E si vede.
    Commentare questa originale forma di protesta è facile:

    1) non condivido l’enfasi di Sky che con Ilaria ha gestito molto male il rifiuto del Napoli. Gravissimo che una conduttrice dica che la questione con tono un po’ vendicativo sarà risolta tra le aziende. Inutile e inelegante far trasparire l’odioso rapporto giornalistico tra una tv che paga per avere le interviste dei tesserati e il club incassa per concederle.
    La presenza di un giornalista in video avrebbe dovuto dare una svolta diversa. Questa: prendiamo atto del fatto che il Napoli non voglia parlare, rispettiamo la sua decisione, continuiamo noi a parlare del Napoli spiegando come ha giocato il Napoli.
    È emerso invece il dilettantismo di alcuni opinionisti che hanno da legare al chiodo solo un paio di scarpette. Non certo laurea, tessera, anni di mestiere.

    2) Il Napoli se si sente poco rispettato da Sky, può decidere di non parlare. Ma deve avere una linea autorevole: rinunciare ai soldi per dare le interviste, concederle solo a giornalisti di tv, internet e carta stampata in un puro rapporto giornalistico. L’intervista non si compra né si vende. Perché non deve essere condizionabile.
    È giusto trattare e incassare i diritti delle partite. Mettere anche le interviste nel pacchetto porta Ilaria a dire: Il Napoli dovrà giustificarsi non poco per i contratti che ci sono…

    3) CORRETTO È STATO INFINE PORTARE LE TELECAMERE DI SKY IN UNA CONFERENZA STAMPA E RIPRENDERE LA CONFERENZA DI BENITEZ. FINALMENTE UN MOMENTO DI BUON GIORNALISMO IN TV. GRATIS. QUESTA PAROLA -GRATIS- È ACQUA DI FONTE PURA IN UN MONDO INQUINATO DA TROPPO DANARO.

    ECCO INTANTO L’ARTICOLO.

    IL NAPOLI PER 70 MINUTI gioca meglio dell’Inter e, nel confronto indiretto, splende su una Roma evaporata. Roberto Mancini lascia la sua impronta: a partita persa (2-0) carica di virtù tecniche l’Inter sulla trequarti, là dove il Napoli ne ha davvero poche.

    BENITEZ lascia a Mancini la prima decisione. L’Inter preferisce l’ambizione alla prudenza. Schiera quindi una difesa vulnerabile: troppo alta per la sua riflessiva mobilità. Soffre nei rientri. Si accentuano due novità nel Napoli: un’attesa vigile sulla trequarti, il Napoli concede solo i primi tocchi, poi attua il “pressing sull’uomo”, va ad aggredire il portatore di palla, per scipparla e ripartire. Questo può averlo spiegato Benitez alla lavagna. Ma bisogna realizzare agguato, e volare in avanti. Ma qui c’è la seconda novità. Si rivela felice la scelta di Mertens, alla sua migliore prova in questa stagione. Fresco, incisivo, altruista.

    L’esclusione iniziale di Gabbiadini sorprende all’annuncio, ma non desta più stupore quando si ammira il folletto belga sulla fascia sinistra, da esterno puro, insidioso fin dall’inizio, inafferrabile per Santon spostato a destra di Mancini. Nella ripresa a Mancini sembra opportuno invertire: Santon a sinistra dove Callejon è malinconico osservatore e D’Ambrosio a destra. Dove intervenire spesso anche Ranocchia. Come Mertens, come Inler molto risoluto e rapido, splende Hamsik che gioca da regista offensivo: tenta di mandare in rete più volte Higuain. Finché decide di pensarci lui. Lasciato solo da Brozovic gli basta la cresta nera per girare in rete un cross comodo di Henrique. Bisogna attendere poco per il raddoppio di Higuain. Troverà dopo Hamsik anche lui il gol, e sarà di una bellezza tale da riscattare l’imprecisione precedente.

    Sfugge nella solita ripartenza del Napoli a Juan Jesus, superando largo in velocità. Il difensore brasiliano è come perduto, in uno spazio ampio. La posizione dei difensori interisti si conferma velleitaria: troppo alta e distante nel contatto.
    Questo Napoli, molto più corto, raccolto, in posizione di attesa ma con le antenne dritte per scattare subito, ottiene un vantaggio: se l’Inter ha possesso palla, ma è verbosa e prevedibile, la squadra di Benitez è rapida nelle ripartenze alte, di certo più pericolosa. Protagonista del primo tempo. Il Napoli prima del gol, trova quindi il sistema per tenere in allarme la difesa interista schiacciata su Medel che gioca a schermo, e staccare due spine: i due rivali più temuti.

    Uno, il fantasista circondato da Lopez, il tecnico Shaqiri che gioca da trequartista nel 4-3-1-2, l’altro è l’esterno Guarin che finisce tra Inler e Strinic. Né l’uno né l’altro creativo di Mancini sono in contatto per un’ora con le due punte, Palacio e Icardi. Ma gli allenatori di prestigio non si arrendono neanche sul 2-0.
    Mancini cerca qualcosa di nuovo.

    Comincia dall’ammonito Brozovic, che va fuori per Hernanes. Sposta a destra Shaquiri che aspetta D’Ambrosio per agganciarsi nella fase offensiva. Mancini chiede infatti ai difensori laterali di proporre. Di spingere. Di osare. Santon che aveva subìto Mertens misura indovina la fuga giusta per rifornire la coppia d’attacco: Icardi prima, Palacio poi che riapre la partita. È lo stesso Palacio ormai eccitato a creare il panico, al punto di costringere Henrique al rigore.

    Non basta ricordare le 40 partite giocate dal Napoli, per spiegare il crollo nel finale.

    Va valutata invece l’abilità di Mancini: aumenta nella fase cruciale il tasso tecnico dell’Inter, corregge le posizioni in quella fascia di trequarti, tra attacco e difesa, fascia che da sempre manca di un leader, uno che dia qualità alla mediana, carattere alla squadra, punti per il secondo posto.