Coppa Italia e Supercoppa, sette mesi che scolpiscono la nuova storia nel decennale del Rinascimento napoletano

La Settimana Azzurra

Di Bruno Marra, SscNapoli

Anno VII, numero 5
Editore SSC Napoli, Via del Maio di Porto, n.9, Napoli
Proprietario SSC Napoli, Via del Maio di Porto, n.9, Napoli

A Maggio il Napoli vince la sua quinta Coppa Italia, la seconda della nuova Era del Rinascimento napoletano. A settembre De Laurentiis festeggia il suo decimo anno da Presidente. A dicembre il Natale diventa azzurro con la conquista della Supercoppa che torna a casa nostra dopo lunghi 24 anni.

In 6 mesi il Napoli scrive la nuova storia e scandisce un 2014 che resterà nella memoria. Siamo l’unica squadra italiana ad aver conquistato due trofei nell’anno solare. Da Roma a Doha, dal solstizio d’estate al solstizio d’inverno. Con un epilogo che rimarrà scolpito nel romanzo dal calcio, una Supercoppa epica,  con i Guerrieri di Benitez due volte nella polvere, due volte sull’altare, come l’Ode manzoniana alle gesta di Napoleone.

Non si può raccontare, bisogna averla vissuta, perché non basterà dei “posteri, l’ardua sentenza” per questa sfida in Qatar che riecheggia come una favola de “Le Mille e una Notte”, la creazione fiabesca più famosa d’Oriente.

Bisognava andare a Doha e seguire la direzione della Mecca per guadagnare la Terra Promessa. La cometa la disegna il Pipita, la mano dal cielo ce la mette Rafael. Ed in mezzo c’è una sceneggiatura quasi mistica.

La Supercoppa più lunga di sempre in realtà comincia giorni prima. Nella cena di Natale il Presidente De Laurentiis tra i doni alla squadra dispensa energia ed adrenalina: “siete dei campioni, a Doha lo dimostrerete”. Ed il 21 dicembre Rafa Benitez si sovrappone alla profezia dei Maya alla vigilia dell’evento lanciando il suo presagio: “possiamo vincere, siamo pronti nella testa e nel cuore”. Ragione e sentimento, anatomia di un sogno.

Nello splendore del Qatar, tra il luccicar di diamante e stelle, la danza si infiamma davanti all’estasi degli “ammirati” arabi. Comincia il passo a due di Tevez, ma la melodia che travolge è il Tango struggente di Higuain. Gonzalo sale sul tappeto volante e mette la testa tra le nuvole. E poi, come l’ultimo desiderio della Lampada di Aladino, al 120esimo alza il suo urlo nel cielo.

“Qui non si muore” come scrisse Gioacchino Murat. La partita è infinita. Il Napoli prende la Signora per i capelli, l’accarezza, la seduce e l’abbandona. E cancella il ricordo “Made in China”.

Si va ai rigori. Mezza Napoli è chiusa in casa in tumulto, l’altra metà è per strada a pregare, tra megaschermi improvvisati e qualche locale. Questa Juve ha vinto 3 scudetti e 2 Supercoppe, è l’avversario più forte, ma il calcio è una livella ed i Guerrieri diventano Leoni per Agnelli.

Quella serie immemorabile di tiri ce la porteremo dietro e la racconteremo finchè saremo nonni. Anche quando a loro gliene bastava uno solo, ma noi proprio non molliamo. Fino all’ultimo giro. Kalidou, il gigante d’ebano fa gol con carambola sul palo. Siamo davanti al nono rigore. Ed arriva la mano del cielo. Rafael chiude la porta ed apre un portone di felicità. I campioni della Supercoppa siamo noi.

Il numero 1 brasiliano, che ha il verde sulla maglia e l’oro nei capelli, respinge con un pugno il pallone alle stelle, come un supereroe della Marvel. Quelle parate che spesso si definiscono “miracolo”, ma che a sentirlo poco prima di Natale rimbomba più forte del solito. “Abra Cadabral”, la magia dell’ultimo bagliore delle Mille e una Notte.

Dal maggio dei Monumenti al dicembre dei Supercampioni. Sei mesi che disegnano presente, passato e futuro nel primo decennio del Rinascimento napoletano, con l’ultimo trionfo titanico. L’Italia unificata sotto un’enorme bandiera azzurra ed un Natale da brividi che è già leggenda…