Ciro, una morte e tanti dubbi L’inchiesta aspetta la svolta

Dopo l’ultima perizia, favorevole a De Santis, si prospetta una battaglia legale Prossima tappa il 24 settembre; davanti al gip ci sarà l’incidente probatorio

L’ultrà romanista resta piantonato in ospedale: non è stato più sentito dal 7 maggio

Perché non parla? Centotren­tadue giorni di interrogatori dei pm, perquisizioni della Digos, deposizioni dei testimo­ni, video spediti in Procura, fi­no alle recenti perizie disposte dal gip ed effettuate dai cara­binieri, non sono bastati a illu­minare la scena. Ci mancano le versioni dei due protagonisti, la vittima e il carnefice: Ciro Esposito, morto dopo 53 gior­ni di agonia, non ha fatto in tempo a raccontare la sua veri­tà agli inquirenti, se non attra­verso una registrazione raccol­ta dai suoi cari. Daniele De Santis, il solo indagato per l’omicidio volontario del 29enne napoletano, non ha ancora potuto e voluto farlo. Le sue uniche parole su quanto avvenuto quel pomeriggio so­no ferme all’interrogatorio di garanzia del 7 maggio, quando biascicò poche frasi sconnesse: «Ho sentito vari botti, non so quello che ho fatto, ho preso un sacco di mazzate, non sono andato io a Napoli, non ricor­do se ho sparato, con tutte quelle botte…». Non è stato più ascoltato, o forse è meglio dire che non si è fatto più interro­gare. Né è stato ancora fissato un nuovo appuntamento.

Con tutto il rispetto per le gravi condizioni in cui ancora versa nell’ospedale di Viterbo in cui resta piantonato, non si capi­sce il perché. Fatto sta che, tra tanti elementi ancora da chia­rire, c’è quello fondamentale in ogni indagine, il movente: perché alle 18 circa del 3 mag­gio Daniele De Santis,  pluri­pregiudicato, da sempre lega­to all’estrema destra romana, ma da un po’ fuori dal giro, esce dalla sua abitazione, col­locata in un centro sportivo al civico 57/b di viale Tor di Quinto, e a volto scoperto co­mincia a inveire e a lanciare bombe carta contro un pull­man di normalissimi tifosi del Napoli (famiglie, bambini, perfino un disabile) incolon­nato sul viale in direzione del­lo stadio Olimpico, dove tre ore dopo si sarebbe giocata la finale di Coppa Italia tra Napo­li e Fiorentina.

Certamente dal 24 settembre, giorno in cui ripartirà l’incidente probatorio davanti al gip Giacomo Ebner, comincerà una lunga battaglia legale.