Chiattilli e cafardi da dove derivano?

Napoli, che è luogo magico per eccellenza, industria di magie che spesso gli abitanti vorrebbero esser loro risparmiate, non può non avere un suo Bestiario.

CHIATTILLI E CAFARDI

Chiattilli e cafardi.

Benché antichi, questi termini, che di nuovo indicano insetti, il chiattillo la piattola e il cafardo lo scarafaggio, sono di uso contemporaneo, postmoderno e globalizzato.

Ricordo perfettamente che negli anni Ottanta alle scuole superiori si dava del cafardo, dialettizzazione del francese cafard, ai tamarri, termine nazionale che non necessita di traduzione, equivalente specifico di “paninaro”, allora in voga nel Nord Italia.

Figli della buona borghesia, minuta e grossa, dei sagliuti, cioè di chi si era arrampicato al soldo in generazioni recenti, specie colludendo con la camorra e che non poteva vantare cognomi ancien régime, palazzi a Chiaia, gioiellerie e fabbriche liberty, per non parlare dei molti quarti di nobiltà in città ancora posseduti da eredi spagnoli, austriaci e francesi, i tamarri erano quasi sempre modaioli vestiti alla milanese, non precisamente i gagà di un tempo, quelli di piazza dei Martiri, i parenti dei Dudù La Capria, i giovanotti delle canzoni di Carosone, i sopravvissuti alla guerra gaudenti che Totò sfotteva in L’imperatore di Capri. No. Questi tamarri o cafardi erano semplicemente i nuovi adepti della firma, del capo griffato, veglianti dell’aperitivo e del fast food appena nato.

E a costoro si attagliava perfettamente anche l’altro termine, così sessualmente spregevole, evocante una bestia del parassitismo sessuale giovanile e inesperto, la piattola, cioè il chiattillo: solo che il chiattillo, a differenza del cafardo che era comunque un figlio di (disonesti o ignoranti) lavoratori, succhiava sangue altrui: dunque la definizione indicava e indica i figli dei veri benestanti, sfaccendati, inutili alla società e a se stessi, schiavi dell’aperitivo, nel frattempo trasformatosi in after hour, appoggiati a barche e appartamenti di papà e mammà, fra Capri, Roccaraso, Rivisondoli, Ischia e New York, analfabeti e elegantissimi, con il personal shopper e il pr personale, che li traghetta in feste abitate esclusivamente dai napoletani “bene”, ovvero da altri chiattilli.

Insomma, i ganzi senza mestiere e senza regole della Spagna di Cervantes ma senza più alcuna epica, poetica o prosaica dannazione da raccontare: solo piccole vicende pennellate da gloss brillantinati.

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Fonte: Antonella Cilento-Bestiario napoletano