CdS – Il Napoli si fa del male

 

Il calcio è scienza (?) esatta e al “Friuli”, in un’ora e mezza che sa di film dell’horror, la legittima conferma è in quella raccapricciante radiografia d’una squadra svuotata della sua anima e lanciata nel nulla capricciosamente a farsi del male: Udinese 1, Napoli 0, portandosi appresso il retrogusto amaro d’un copione che viene soltanto scarabocchiato con una rivoluzione decisa a tutto campo che sfiora, anzi avvolge, l’autolesionismo.

 

Il calcio ha principi antichi – o anche moderni – ai quali è impossibile derogare e in quel pastrocchio iniziale, ch’esclude tutti assieme e contemporaneamente Inler, Callejon, Mertens e Hamsik c’è la sintesi d’una crisi che ora avanza minacciosa e comincia a far vacillare le certezze intorno a Benitez.  L’Udinese si prende la gloria, tre punti ed una spruzzata d’autostima che può aiutare a trovare qualche accenno di manovra plausibile: però, tra le pieghe d’una partita improbabile, c’è anche la presenza degli dei (palo di Gargano, il decisivo Karnezis prima del gol) e magari la coscienza dei propri limiti (da superare).

 

DOVE SONO? Il ribaltone è ovunque ma ciò ch’emerge dal Friuli è la palpabile assenza del calcio intesa almeno come idea, soffocata probabilmente da innovazioni che inaridiscono la mente degli interpreti: l’Udinese ha una paura chiarissima, tradita non certo dalla difesa a quattro ma dalla scelta evidente di starsene passivamente a dominare all’interno della propria trequarti con l’intento di aspettare complicate ripartenze; e il Napoli invece non può avere consapevolezza di sé, avendolo Benitez saccheggiato nella coscienza e nella sua prepotenza tecnica, accomodata in panchina con Hamsik, con Callejon, con Mertens, con Inler.
I quarantacinque minuti che reclameranno un posticino nella storia per l’assoluta mancanza di intrapredenza e (pure) di iniziative si racchiudono in quel legno (35′) che Gargano starà maledicendo a bassa voce, per dignità: perché un gol, in quel contesto, avrebbe davvero rappresentato un’enormità per il Napoli.

 

MAI DI LA’. Stramaccioni non vuole prendersi rischi, né accollarsi responsabilità: blocca l’Udinese, la inchioda nelle varie zone, lascia che i suoi contengano un Napoli che ha ritmi bassissimi e quasi inesistenti, non può attaccare certo a destra con Zuniga (“inventato” esterno alto), né centralmente, né in alcun luogo, perché ha improvvisamente due debuttanti dall’avvio (David Lopez e Michu), ha uno stopper (Britos) che si produce con sufficienza da laterale basso di sinistra ed ha smarrito non solo le accelerazioni ma (ovviamente) le illuminazioni di chi è in grado di far la differenza; e poi, sì, sembra più 4-4-1-1 che il “codice-Benitez.
Fa niente che il “Friuli” sia più azzurro (soprattutto azzurro) che bianconero, perché la pressione del Napoli in campo è irrilevante ed il controllo altrui, di un’Udinese mai seriamente in difficoltà, avviene agevolmente ostruendo le linee di passaggio e restandosene aggrappati con nove uomini dietro la linea del pallone.

 

SI (RI)CAMBIA. Quando il cronometro da poco fatto scoccare l’ora, il Napoli infila una traccia di sè (con Callejon) e – sarà un caso – succede tutto in fretta, talmente in fretta che Karnezis deve andar giù sul sinistro di Higuain e poi rialzarsi per mandare in angolo la randellata del neo-entrato. Un lampo, l’illusione, che l’Udinese demolisce quasi subito (26′) sull’unica palla sporca che le capita da una punizione d’insospettabile valore: Di Natale la butta nel mischione, Koulibaly la spizzica cercando l’angolo e invece fornendo l’assist a Danilo, che fa il centravanti e lo fa bene. Il Napoli non c’è più, ammesso lo abbiano mai realmente visto, ha solo un pizzico d’orgoglio (colpo di testa di Maggio, 37′, alto di niente), il possesso palla fine a se stesso ed ormai ha buttato via la partita e anche se stesso.
E cercarsi, trovarsi, adesso, sarà maledettamente complicato. Perché neanche il Napoli sa cosa chiedere a se stesso.

 

Corriere dello Sport