Castello del Carmine, nessuno lo ricorda, ma che storia!

CASTELLO DEL CARMINE

LO CONOSCETE?

All’estremità orientale di Napoli, in un’area che solo dalla metà del XIV secolo era entrata a far parte del perimetro fortificato della città, nel 1382 Carlo III di Durazzo fece costruire un castello difensivo.

Lo Sperone, adiacente al convento del Carmine Maggiore, sorgeva sulla terra donata dal primo angioino ai frati carmelitani, devoti al culto della Madonna Bruna.

Un forte nato esclusivamente per scopi militari: non si preoccuparono di “apparecchiarlo” con artifici architettonici. Tra tutti era quello serio, quello della battaglia, con forti torri cilindriche, un elevato torrione e mura perimetrali merlate, costituite da robusti blocchi di piperno. Vivido protagonista nello scontro tra Luigi II d’Angiò e il giovane Ladislao Durazzo, si trovò tirato in mezzo anche nel conflitto angioino-aragonese (1439) di Renato contro Alfonso, fino a far da protagonista assoluto durante la rivolta di Masaniello e la rivoluzione del ’99 che vide issare la bandiera borbonica e poi contendersi la fortezza con i francesi.

Molte cose cambiarono a metà del Settecento, con la definizione dei nuovi assi di comunicazione verso i paesi vesuviani e il rifacimento della zona portuale lungo il litorale napoletano, dal molo Piccolo al Carmine, la “strada Nuova” che oggi chiamiamo Marina, che decise l’abbattimento di tutte le mura verso il mare.

Fino agli inizi del Novecento, quando il Risanamento provvide a rendere salubre la città sventrandola, costruendo un rettifilo, demolendo gran parte dell’antico castello (adesso è tutto un avanzo di torri e di pietre, qualche metro di mura). Si metteva fine, per questioni di riordino, a uno degli edifici più caratteristici della storia urbanistica di Napoli, uno dei luoghi preferiti dai vedutisti del XVIII e del XIX secolo, che da qui riuscivano a inquadrare l’intera città, adagiata tra la collina di San Martino e il mare.

Ancora un pezzo di murazione si distingue su un fianco del complesso del Carmine. Residui di pietra, reliquie bellissime, le torri Brava e Spinella, nobili resti che non hanno più niente in comune con questa strada, assolutamente estranei a tutto il resto.

Fonte: Luoghi di Napoli-A.Palumbo
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