Callejon sta con Benitez: “Pratica un calcio offensivo in una Serie A difensivista”

Josè Maria Callejon commenta il suo momento magico, dai goal con il Napoli alla convocazione in Nazionale: “Frutto del duro lavoro, ma voglio fare ancora meglio”.o, ma voglio fare ancora meglio”.

Josè Maria Callejon sta vivendo probabilmente il miglior momento della sua carriera. Dopo l’ottima scorsa stagione, l’esterno d’attacco spagnolo sta confermando tutte le sue qualità al Napoli, fino alla convocazione nella Nazionale di Del Bosque.

Intervistato al portale ‘El Pais‘, Callejon spiega con soddisfazione come è riuscito ad affermarsi nel campionato italiano: “Mi considero un centrocampista col vizio del goal, uno che gioca molto in verticale. All’inizio ho giocato come numero nove, poi mi sono abituato a fare l’esterno. Capocannoniere in Serie A? Ho lavorato tanto per essere dove sono, con fatica e sacrificio. Un attaccante avrà più chance di vincere la classifica ma io voglio fare ancora meglio”.

Il nostro campionato è troppo basato sul tatticismo, Callejon punta il dito contro le difese serrate: “Il calcio in Italia è più difficile. Tatticamente le difese sono ben schierate, è difficile trovare varchi.  Non c’è un calcio aperto come in Spagna, ma Benitez non è difensivo ed anzi preferisce un calcio votato all’attacco e fatto di possesso palla”.

Il giocatore del Napoli torna sul rapporto con il suo ex allenatore Josè Mourinho: “Con Mourinho ho avuto un ottimo rapporto, è un vincente, mi ha dato fiducia ed è stato uno dei primi a congratularsi con me per la convocazione. Mi alleno e dò il meglio di me ogni giorno, al cento per cento”.

Il debutto con la Spagna è arrivato con un pò di ritardo, ma Callejon non sta nella pelle: “Negli ultimi otto anni al Spagna ha fatto la storia del calcio Mondiale, era difficile farne parte. Del Bosque? Quando sono arrivato mi ha fatto i complimenti per quello che sto facendo in Italia”.

L’attaccante spagnolo non è riuscito ad imporsi nel Real Madrid, ma è contento della scelta fatta, come riportato a ‘El Mundo’: “Lasciare Madrid è stato difficile, perché è il club che mi ha insegnato tanto sia dentro che fuori dal campo. Quando ero nelle giovanili sognavo la prima squadra, poi però ho capito quanto fosse importante trovare un club in cui potessi giocare con continuità, dove sentirmi importante”.

 

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