Callejon e Insigne: 113 tocchi, 8 tiri, 6 lanci..

     

    Stavolta Benitez gliel’ha «incartata», come si dice in gergo.

    E Garcia ci ha capito poco o nulla. Il 4-2-3-1 del Napoli è elastico come una fisarmonica, tutti vanno e tutti rientrano, compatti, uniti, senza smagliature.

    E in mezzo, dove c’è bisogno di togliere ossig-no ai centrocampisti giallorossi, ecco lo spirito di sacrificio di Jorginho, David Lopez e Hamsik che non si tirano mai indietro, pressano, contrastano e rilanciano.

    La vittoria del Napoli nasce proprio qui, nella zona in cui il pallone scotta: rubare tempo e idee agli avversari e allargare immediatamente sulle fasce dove Callejon e Insigne vanno come schegge. Così il 59,4 per cento di possesso palla della Roma serve a poco. Anzi: a nulla.

    E ancora meno importanti, ai fini del risultato, sono i 568 pas-saggi contro i 390 del Napoli. I ragazzi di Garcia trotterellano, quelli di Benitez sgommano: questa è la differenza. 

    Il problema è che la qualità e le intenzioni, nel calcio, non bastano: servono anche le energie fisiche. Quelle che mettono in mostra Callejon e Insigne, ad esempio, perché Benitez, la partita, la vince sulle fasce laterali. Callejon, che si conferma capocannoniere, tocca 56 palloni, effettua 4 tiri, 36 passaggi (6 sbagliati), 4i tiri di Insigne, 2 i lanci, 3 le sponde.

    E poi, a testimonianza dello spirito di sacrificio, ci sono gli 8 recuperi, mica pochi per uno come lui. Sei volte tenta il dribbling e quattro volte gli riesce: ciò significa che, dando il pallone a lui, il Napoli ha spesso la possibilità di trovarsi in superiorità numerica.

    analisi di ANDREA SCHIANCHI gazzsport