Caiazza: “Napoli, basta pari. Con la Sampdoria serve una svolta”

    La maledizione dei pareggi. L’inizio del nuovo ciclo di partite del Napoli ha portato un 3-3 col Cagliari e uno 0-0 con lo Sparta Praga.

    Lo riporta il roma

    Mentre il primo ha amareggiato non poco tutti perché arrivato dopo essere passati due volti in vantaggio, il secondo ha regalato la qualificazione ai sedicesimi di finale di Europa League con un turno di anticipo. Sono state due sfide diverse poiché contro i sardi si era dominato fino ad un certo punto mentre in Repubblica Ceca è stata una prestazione deludente e solo il passaggio del turno ha evitato di far nascere altre polemiche. Sta di fatto che si doveva cominciare così come si era finito (battendo Roma, Young Boys e Fiorentina) ed, invece, sono arrivati due pari. A lanciare l’allarme non sono stati solo i risultati bensì anche le prestazioni.

    Il Napoli è sembrato aver perso carattere, grinta, cinismo e forma fisica. L’altra sera a Praga non si è mai tirato in porta per un’ora e mezza nonostante ci fossero in campo in fase offensiva tutti i pezzi pesanti. Higuaìn, Hamsik e Callejon non sono mai stati pericolosi. Solo a fine partita c’è stata qualche emozione ma nulla più. Da lunedì, volente o nolente, ci vuole una svolta. Un altro pari con la Sampdoria servirebbe veramente a poco per la classifica, anche perché chi sta dietro non si fermerà sempre e davanti Juventus e Roma non hanno intenzione di frenare la corsa per i primi due posti.

    Rafa dovrà far ritrovare lo spirito perduto durante la sosta. Certo, non è stato facile rinunciare ad Insigne e Mertens contemporaneamente ma si poteva fare molto di più lo stesso contro due formazioni molto modeste.

    Massimo rispetto per Cagliari e Sparta Praga ma i campioni sono altri.

    Anche a Marassi non si affronterà chissà chi ma la Doria sta facendo delle grandi cose in questa stagione e se non tornerà il Napoli di qualche settimana fa si rischierà anche di perdere. La speranza è che gli azzurri abbiano imparato la lezione dopo aver gettato punti dalla finestra con Palermo, Inter, Atalanta e Cagliari. Erano tutte sfide queste che sarebbero potuto essere vinte tranquillamente se solo in campo ci fosse stato una squadra capace di avere l’intensità, la concentrazione e il cinismo espresso con la Roma e la Fiorentina.

    Purtroppo il difetto dei partenopei, anche nello scorso torneo, è stata la mancanza di continuità. Benitez non è mai riuscito ad inculcare una mentalità vincente ai suoi. Ma non per demeriti personali ma per il fatto che i suoi calciatori non hanno nel Dna la voglia di non mollare niente fino alla fine. La Juventus, per esempio, lo fa e porta a casa il risultato a tutti i costi. Sono limiti caratteriali che il Napoli si porta indietro da sempre. Non ci sono calciatori in grado di caricarsi sulle spalle il gruppo nei momenti di difficoltà. Contro i giallorossi e la Viola è scattata la voglia di avere la meglio contro le dirette concorrenti e si è giocato sempre con il piede sull’acceleratore.

    Higuaìn e soci non sanno giocare sotto ritmo e quando lo fanno con le cosiddette medio piccole ha delle brutte sorprese. A Genova, comunque, tutto questo non dovrebbe accadere. Anche perché la Sampdoria, almeno per il momento, è una candidata al terzo posto e quindi gli stimoli dovrebbero esserci dall’inizio alla fine. La qualificazione ai sedicesimi di finale di Europa League potrebbe fare la sua parte. Il Napoli si è tolto un pensiero dalla testa e adesso potrà concentrarsi solo sul campionato.

    Che fino al match di Supercoppa Italiana a Doha con la Juventus è la priorità assoluta. Il cammino non è più tortuoso, anche perché capita solo una volta una sfida infrasettimanale a dicembre contro lo Slovan mentre poi ci si può allenare regolarmente. Proprio questo cammino dovrebbe favorire i partenopei per ritrovare la giusta via delle vittorie in modo tale da poter restare sempre al terzo posto e puntare al secondo dove c’è la Roma. Gli obiettivi stagionali possono cambiare ma solo se il Napoli ritrova la giusta continuità. Altrimenti diventa tutto