Bucciarelli a NSN: “Napoli devastante, al mio esordio in Serie A Maradona…”

Bucciarelli in Napoli-Sampdoria, partita del suo esordio in massima serie

L’ex centrocampista offensivo ci racconta in esclusiva alcuni segreti del Napoli maradoniano

 

Una persona umile, un calciatore che può vantare diversi trofei nel proprio palmares ma che guarda il Napoli attuale con la stessa passione di quando era lui a scendere in campo per mantenere alto l’onore della città partenopea: Antonio Bucciarelli, sangue azzurro e classe cristallina

Lo ‘scugnizzo’ dell’Arenella, dopo essere cresciuto nel settore giovanile azzurro, entra a far parte della prima squadra nel 1988/1989, conquistando una Coppa UEFA e il secondo scudetto insieme ai suoi idoli che, fino a qualche tempo prima, ammirava da bordo campo mentre svolgeva il proprio ruolo di raccattapalle. 

Dopo due stagioni meravigliose, però, la sua carriera prosegue in Serie C, dove indossa maglie prestigiose quali: Vittoria, Juve Stabia, Nocerina, Trapani, Tricase, Nardò, Palmese e Giarre. 

Attualmente vive proprio nell’ultima cittadina elencata, alle porte di Catania, dove allena gli esordienti e i giovanissimi dello Jonia Calcio Riposto insieme all’altro ex partenopeo Pasquale Sanseverino.

Napoli-Empoli, l’ultimo capolavoro della creatura di Sarri. Come giudica finora il campionato del Napoli? “Siamo ai limiti della perfezione. Guardare questo team mi emoziona: gioco armonioso, grande collettivo. E’ l’emblema del calcio moderno. Il merito principale del mister è di aver messo ogni giocatore nelle migliori condizioni per esprimersi al meglio. Anche l’Empoli mostra un bel calcio, ma la differenza l’hanno fatta i campioni del calibro di Higuain, Callejon, Jorginho ed Insigne”.

Domani all’Olimpico per i 3 punti? “Senza dubbio. La Juve spinge forte, non si possono fare calcoli. Gli avanti napoletani devono attaccare la retroguardia capitolina, che si presenterà con gravi defezioni. Bisogna pressarli senza sosta: questa è la mentalità vincente!”.

Cosa rappresenta per lei la maglia azzurra? “Il massimo. Indossarla, per un napoletano, ti riempie d’orgoglio, ti provoca la pelle d’oca. Il 4 giugno 1989, giorno del mio esordio al San Paolo contro la Sampdoria, Bianchi mi mandò in campo al posto di Romano, spostando De Napoli al centro e il sottoscritto a destra per fronteggiare Victor. Sentivo lo stadio vibrare, gridare il mio nome. Dopo pochi secondi dal mio ingresso, recuperai palla nella zona mediana e lanciai subito lungo su Neri: vi fu un grido impressionante! Emozioni uniche. Dalla Curva B si alzò il coro: ‘Oh mamma mamma mamma, oh mamma mamma mamma, sai perché mi batte il corazon, ho visto Bucciarelli, ho visto Bucciarelli’, e lì il mio sangue si sciolse. A fine partita,  Maradona e Bianchi mi fecero accomodare al centro dello spogliatoio, facendomi i complimenti per l’esordio e spruzzandomi una bottiglia di spumante addosso”.

Per lei cosa ha significato vivere al fianco di fuoriclasse del calibro di Maradona, Careca ed Alemao? “Era la mia occasione per riuscire a ‘rubare’ segreti tecnici e tattici da veri fenomeni. Con loro vi era un rapporto intenso: Ferrara, Crippa, De Napoli, Francini, Renica, Carnevale, tutti grandi uomini prima che eccellenti calciatori. Diego poi…era una persona inimitabile! Ogni Natale donava scarpette della Puma, suo sponsor tecnico, a tutti i ragazzini delle giovanili. Una volta venne ad allenarsi con la Primavera ad Agnano per recuperare da un infortunio alla schiena. Gli facemmo notare che i kit messi a disposizione della società era vecchi e scadenti, i palloni non erano presentabili. Lui zitto. Ma il giorno dopo arrivò un camion pieno di roba nuova: bastava una sua parola, e la società eseguiva!”.

Cosa ricorda del giorno del secondo scudetto? “Non fui convocato, ero a bordo campo insieme ad altri compagni di squadra. Fu una festa indimenticabile: i fumogeni dipinsero d’azzurro tutto l’impianto di Fuorigrotta, le bandiere documentarono la supremazia partenopea nei confronti dell’Italia intera. Le lacrime di Ferlaino, la pazzia dello spogliatoio, gli occhi pieni di luce di Diego…momenti che la mia mente non potrà mai cancellare! A distanza di anni mi commuovo ancora…”.

Il suo saluto ai supporters? “Li abbraccio tutti. Vorrei vivere con loro una nuova gioia: per scaramanzia non nominiamo l’oggetto che potrebbe far riesplodere di felicità l’intera città! Sono uno di voi. Con affetto, Antonio”.

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