Benitez risponde sul campo alle critiche: lo spagnolo leader del Napoli

 

Pensava di fare come a Valencia o a Liverpool: convogliare intorno alla squadra di calcio la passione ed il calore tipico dei tifosi napoletani.


 

Ad un certo punto, come scrive il Corriere dello Sport, Rafa Benitez, specie dopo il mancato accesso ai Preliminari di Champions, ha scoperto che una buona fetta di aficionados si lasciava influenzare da certa critica e remava contro. Arrivò a citare il «Brian di Nazareth» dei Monty Python per spiegare che non c’era cosa più sbagliata del seguire il sandalo delle persone sbagliate; o che non aveva senso andare in migliaia in trasferta se poi non c’era compatezza al «San Paolo».

Insomma, invocava consenso e pazienza; auspicava equilibrio ed obiettività di giudizi mentre si lasciava scivolare addosso le accuse più impensabili, «inadeguato per il calcio italiano», «bravissima persona ma l’allenatore è un altro mestiere», «integralista fino all’autolesionismo», «troppo accomodante» ed altre ancora. Accuse sparate a raffica da ogni angolo e da ex addetti ai lavori, peraltro senza curiculum rispettabili. Ma Benitez non ha mai dato peso a quanto veniva detto all’esterno, se non dispiaciuto che parte della tifoseria continuava a dare credito a certi personaggi, sfiduciando il lavoro che veniva svolto quotidiniamente a Castelvolturno. Andava avanti per la propria strada, mostrando una coerenza d’acciaio. Modulo di gioco sempre lo stesso ma con piccole variazioni che molti volutamente si rifiutavano di cogliere. Turn over insistito in Europa League per consentire a tutti di raggiungere il top della condizione. Fiducia incondizionata al gruppo da lui forgiato ed in particolar modo ai nuovi arrivati accolti con diffidenza già prima di mettere piede a Napoli.