Benitez: “Io a rischio? Lo ero anche a Valencia, poi vinsi il titolo. So come vincere”

 

Quelli che hanno tirato più di chiunque altro, manco fossero al poligono. Quelli che palleggiano come giocolieri nella trequarti avversaria. Quelli che, impavidi, attraversano l’area di rigore del «nemico».

 

Quelli che statisticamente non fanno una piega e che però ora se ne stanno piegati su se stessi, nella pancia d’una classifica che non gli appartiene. Quelli che si chiamano Napoli e che però non sono riusciti a dimostrarlo, perché intanto qualcosa è cambiato e nessuno sa dire (bene) cosa sia successo, hanno ora un sandalo da seguire e un uomo da ascoltare: perché per quelli che si sono persi, serve la certezza della guida. Almeno quella.

 

Benitez, cosa si è detto? «Che al di là del gioco e del possesso palla e di ogni altra analisi che abbiamo provveduto a fare, si deve migliorare. Ma siamo all’inizio della stagione e posso anche aggiungere che avremmo meritato di più sia con il Chievo che con l’Udinese. Ma resto convinto che faremo una buona stagione, però dobbiamo diventare cinici e serve sempre altissima concentrazione».

 

De Laurentiis non le fa mancare la sua fiducia. «Io con lui parlo spesso e l’ho fatto anche in questi giorni: siamo entrambi convinti che questa svolta nei risultati arriverà. A noi è mancato soltanto il gol, nelle ultime due gare; e ne abbiamo subito per disattenzioni. Se contro il Chievo Higuain segna il rigore, magari vinciamo 4-0; se il palo di Gargano va in porta, stessa cosa…».

 

Conosce il calcio: tra i processi, spuntano i nomi per la successione. «Quando arrivai al Valencia, dopo 13 partite senza sconfitte, venni messo in discussione. Vinsi lo scudetto. Ho anni di panchine alle spalle, la chiave è la mentalità giusta: siamo reduci dal record di 78 punti, non possiamo non rialzarci».

 

Le dà noia ritrovarvi sott’accusa? «Io sono arrabbiato per aver perso le due partite e sono convinto della bontà della squadra. Accetto le critiche e non perdo la testa, resto lucido e tranquillizzo la gente: ho dentro la stessa voglia di vincere di sempre, però devo trasmettere serenità».

 

Il turn-over di Udine come va spiegato? «Avessimo preso i tre punti, si sarebbe parlato in termini positivi delle scelte. Quando ci sono tante gare in sequenza, bisogna cambiare, per avere sempre la massima intensità dai calciatori e per non far rischiar loro infortuni. Ho rivisto la partita, l’abbiamo dominata e Rafael non è mai stato impegnato».

 

Il San Paolo può darle una mano. «Non sappiamo di avere tifosi straordinari che ci staranno vicini: io li devo solo ringraziare per ciò che ci trasmettono. Noi ora dobbiamo trovare dentro di noi la forza per crescere e tornare quelli che eravamo: perché tutti, nel settembre scorso, rimasero ammirati dal nostro calcio. Ma in quel settembre lì c’erano altre condizioni. Ora abbiamo la necessità di ricreare quel clima, di dimenticare la preparazione del Mondiale differente, l’eliminazione dalla Champions».

 

Che impressione ha avuto da Lopez e Michu? «David Lopez fisicamente è stato un portento; e Michu deve recuperare; e De Guzman sta trovando la condizione. Noi a Udine non abbiamo concesso opportunità, un cross soltanto, se così vogliamo chiamarlo. Io sono contento degli uomini che ho, abbiamo acquistato secondo parametri e facendo un buon mercato. Il turn-over, sulla cui portata poi bisognerebbe intendersi, lo faccio per vincere, non ho mai snobbato nulla: poi magari posso sbagliare, ma ci provo. Certo se la Juve fa 100 punti e la Roma 85 diventa tutto più complicato. Ma ora sappiamo che Fiorentina, Inter e Milan sono là. Vero: vincono le più forti, quelle con il fatturato più alto, ma io ci sono riuscito in passato…..».

 

Domanda che va dritta al cuore della formazione: si può rinunciare contemporaneamente a Callejon, Hamsik e Mertens? «Marek sta facendo un ottimo inizio, ma era affaticato e devo tutelare i calciatori. Insigne ha giocato tante volte titolare e Callejon quando è entrato stava facendo la differenza. Invece abbiamo avuto sfortuna e loro hanno segnato. Ma l’avevamo preparata bene, solo che nel calcio non esistono certezze».

 

Corriere dello Sport