Bellinazzo: “vi spiego l’inchiesta Fuorigioco”

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Bellinazzo vi spiego l’inchiesta della procura di Napoli.

Il giornalista ed esperto di calcio applicato alla finanza del sole 24 ore Marco Bellinazzo, dalle pagine del suo blog, spiega le cause dell’inchiesta denominata “fuorigioco”.

Ecco cosa scrive Bellinazzo

La Procura di Napoli prosegue la propria indagine legata alla presunta evasione fiscale nel mondo del calcio. A quattro anni dall’apertura dell’inchiesta sul “Calcio malato”, nata nell’ottobre 2012, si è arrivati all’inchiesta denominata “Fuorigioco”, condotta dai pm Danilo De Simone, Stefano Capuano e Vincenzo Ranieri, coordinati dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli. Un’indagine che ha portato all’iscrizione nel registro degli inquirenti di sessantaquattro nomi tra massimi dirigenti di società partecipanti ai tornei di Serie A e Serie B, oltre che di procuratori e calciatori ancora in attività.

Un’inchiesta che nasce dall’acquisizione da parte della Guardia di Finanza dei contratti di Ezequiel Lavezzi e Cristian Chavez, all’epoca in forza al Napoli, a cui è seguita la perquisizione in quarantuno sedi societarie tra Serie A e Serie B nell’estate 2013. Due anni e mezzo dopo si è arrivati all’inchiesta “Fuorigioco”, che intende far luce sui rapporti tra società e procuratori, mettendo nel mirino le modalità di inserimento a bilancio dei contratti dei giocatori (dunque le varie clausole su diritti d’immagine e cosiddetti “fringe benefit”).

Stando a quanto riportato dal procuratore aggiunto di Napoli, Vincenzo Piscitelli, uno dei meccanismi che ha portato all’apertura delle indagini prevedeva la fatturazione “fittizia” delle prestazioni dei calciatori alle sole società, in modo da far apparire l’opera di intermediazione come un servizio reso nell’interesse esclusivo dei club. Di fatto, invece, venivano tutelati gli interessi di assistiti e agenti, con le società che approfittavano dell’indebito vantaggio della completa deduzione dal reddito imponibile di tali spese. I club, inoltre, avrebbero sfruttato tale meccanismo per beneficiare della detrazione dell’imposta sul valore aggiunto relativa alla pseudo prestazione ricevuta in esclusiva.

I calciatori, in questo modo, non dichiaravano il “fringe benefit” e la società si accollava, a vantaggio dei calciatori, la spesa per l’intermediazione. Un importo che costituiva un reddito da imputare effettivamente al calciatore, con conseguente omissione da parte delle società del pagamento delle ritenute fiscali e previdenziali. Il ricorso a documentazione fiscale e commerciale fittizia e l’interposizione di società schermo (spesso con sede in paradisi fiscali) avrebbe inoltre permesso ad alcuni agenti stranieri di delocalizzare i proventi derivanti dalle attività professionali, evadendo così le pretese erariali del Paese di produzione del reddito o di residenza fiscale.

Un meccanismo che, in qualche modo, fa pensare alla cosiddetta tassa sui procuratori, abolita nelle ultime settimane del 2015 senza mai essere realmente entrata in vigore. La legge di Stabilità ha infatti cancellato il prelievo sugli agenti dei calciatori, introdotto con la manovra del 2014: per sanare le questioni sul trattamento delle somme versate ai procuratori era stato previsto un prelievo automatico, presumendo che il 15% dei compensi versati dalle società agli agenti rappresentasse una parte dello stipendio dei tesserati (con annessa applicazione dell’aliquota Irpef più alta). In questo modo, la società poteva continuare a dedurre l’85%, a meno che il tesserato non provasse di aver pagato lui il 15%. Il prelievo, di fatto, non è mai stato applicato.