Arriva la beffa per i tifosi Napoletani, e una coferma: la resa di uno Stato debole

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La resa di uno Stato debole

Il Tar ha rinviato al 23 febbraio la richiesta di sospensiva del divieto di trasferta dei residenti in Campania allo Stadium. Qualcuno ci spieghi che senso ha?

Xavier Jacobelli sul corriere dello sport, non le manda a dire, un analisi perfetta della situazione “ordine pubblico”

Oltre al danno, la beffa.

Il divieto di trasferta a Torino imposto ai tifosi napoletani residenti in Campania è l’ennesima sconfitta di questo Stato debole, incapace di stangare i violenti e di garantire la sicurezza di chi paga il biglietto e vuole andare allo stadio in santa pace. Il provvedimento fa il paio con quello analogo, preso all’andata, nei confronti dei tifosi juventini. Se la strada per risolvere il problema dell’agibilità degli stadi è svuotarli spingendo gli appassionati davanti alla tv, complimenti a chi l’ha imboccata: in fondo troverà un burrone, dove rotolerà un pallone sgonfiato.

Il 2 febbraio scorso si sono compiuti nove anni dalla morte di Filippo Raciti, ispettore capo della Polizia di Stato caduto in servizio durante gli scontri scatenatisi dopo la partita Catania-Palermo. Sono trascorsi nove anni: l’efficacia delle misure prese sotto la spinta dell’emergenza è risultata direttamente proporzionale all’affluenza degli spettatori. Una picchiata senza fine, se è vero, com’è vero, che nell’arco delle sei stagioni precedenti l’attuale circa 6 milioni fra abbonati e paganti sono fuggiti dalla serie A.

C’è dell’altro: c’è la constatazione che questo Stato non capisce nulla di ciò che sta accadendo nel mondo del calcio. Lo conferma la decisione della quinta sezione del Tar della Campania che ha respinto la richiesta di sospensiva del divieto di trasferta allo Stadium per i tifosi residenti in Campania. La discussione collegiale in camera di consiglio è stata fissata per il 23 febbraio, cioè dieci giorni dopo la sfida di Torino: ma si può? Certo che si può, in un sistema la cui burocrazia marcia come un bradipo e dei diritti dei tifosi se ne infischia. Leggete la motivazione del rinvio: “Il danno lamentato appare comunque recessivo rispetto alla prioritaria esigenza di tutela dell’ordine pubblico”.

 Stato debole

A parte il fatto che qualcuno dovrebbe spiegarci come si coniughi la prioritaria esigenza di tutela dell’ordine pubblico con i tifosi del Napoli non residenti in Campania che il biglietto per lo Stadium l’hanno acquistato e, presumibile,niente, si ritroveranno a fianco a fianco con i sostenitori juventini. A parte il lessico che grida vendetta al cospetto dell’italiano, questa è un’autentica dichiarazione di resa. Ha perfettamente ragione l’avvocato Angelo Pisani, che l’esposto al Tar aveva presentato: “La giustizia amministrativa ha dichiarato inutile e fallita la cara tessera del tifoso.E’ scritto nero su bianco che lo Stat italiano e la sua burocrazia non sono n grado di garantir neanche una partita di calcio, preferendo vietare uno spettacolo e far accomodare tutti davanti alla pay tv”. D’altra parte, tutto si tiene: vogliamo parlare di quanto è accaduto a Bergamo in occasione di Atalanta-Sassuolo e Atalanta-Empoli? Il 22 gennaio, dopo Atalanta-Inter, a chilometri di distanza dallo stadio, un pugno di criminali scatenò una serie di incidenti culminata con il tentato assalto a un pullman di tifosi interisti e il ferimento di diversi agenti in servizio.

Anziché stanare e sbattere in galera tutti i responsabili degli incidenti, sapete che cosa ha fatto questo Stato? Per rappresaglia, in occasione delle due successive parte interne della Dea ha vietato l’ingresso in Curva Nord agli atalantini sprovvista della famigerata tessera del tifoso. Con il risultato che, per solidarietà nei confronti degli esclusi, molti altri sostenitori hanno disertato la partita e la squadra di Reja ha giocato in un autentico acquario. E se volessimo aprire il discorso sulla desertificazione dell’Olimpico di Roma, faremmo notte fonda. Come quella che avvolge i diritti dei tifosi, civili e corretti, presi a calci a ogni piè sospinto.