Allegri diede del “Terrone” a Lavezzi, oggi fa il moralizzatore.

Gli allenatori e la lite del San Paolo.

Allegri-Moralizzatore

Allegri moralizzatore.

gli allenatori hanno espresso il loro parere sulla vicenda Sarri- Mancini.

L’altra sera anche Maurizio Sarri si è appellato al triplice fischio dell’arbitro, una specie
di liberatoria applicata a gente troppo nervosa. Ma questa regola non scritta dagli uomini di calcio è giusta? E ha ancora un senso con tutte quelle telecamere che vivisezionano labiali e gesti fuori controllo? Lagazzetta lo ha  chiesto ai diretti interessati,allenatori ed ex giocatori che in carriera hanno visto un po’ di tutto.

ALLEGRI IL MORALIZZATORE

Massimiliano Allegri, sottolinea come «Nelle situazioni bisogna trovarsi, non mi permetto di giudicare. Ma noi allenatori dobbiamo tenere un comportamento consono, guidiamo tanti giocatori. I momenti di tensione ci stanno ma un minimo di lucidità va mantenuto
per rasserenare gli animi. Deciderà la Procura Federale».

Lo stesso allegri che chiamò TERRONE l’argentino Lavezzi (ndr.)

Corrado Orrico, all’Inter nel 1991-92, non ha dubbi: «Ho molta stima nei confronti di Mancini, ma questa volta mi ha deluso: mi è sembrato che si sia trattato di una cattiveria,
quasi una reazione invidiosa nei confronti della classifica di Sarri. Ha portato fuori dallo spogliatoio un argomento che poteva rimanere dentro, anche perché non va dimenticato che Sarri ha chiesto subito scusa e non mi è parso che volesse attribuire un particolare significato a quel termine».
Orrico va controcorrente per scegliere un colpevole:«Poteva usare un’altra parola qualsiasi al posto di quel termine, certe parole purtroppo sono all’ordine del giorno nel calcio. Ma mi è parsa più colpevole la pubblicità che Mancini ha voluto dare allo scontro»

CT NAZIONALE DONNE

Antonio Cabrini, c.t. della Nazionale donne resta prudente: «Quando si è personaggi
pubblici bisognerebbe evitare certe situazioni, poi sta alla sensibilità delle persone riportare o meno determinate cose. Per un calciatore forse è diverso, perché in campo se ne dicono di ogni, ci si scontra e si lotta per 90’, poi basta. Ma gli allenatori dovrebbero avere un atteggiamento diverso, vivere con più lucidità le tensioni».

VECCHI

Gianni De Biasi: «Le parole di Sarri non credo rientrino nella normalità di una partita di calcio, sono state un’offesa molto pesante. Difficile che potessero restare in campo».

Walter  Novellino: «Conosco bene Sarri, sono sicuro che sono state parole dette con rabbia, che non ci credeva. Ma comunque non è pensabile che tutto finisca quando l’arbitro fischia la fine»

Gigi Cagni: «Le cose che si dicono e si fanno durante una gara vanno accettate
per quello che sono. E ognuno reagisce a modo suo. Certo, in tanti anni non mi era mai capitato di sentire cose del genere»

Nedo Sonetti: «Non scherziamo, non si può far finta di niente o trovare scuse
come la tensione che si accumula durante una partita. Al 90’ finisce la gara, non il resto. Un allenatore dovrebbe dare l’esempio»

Silvio Baldini: «Chi decide cos’è il campo e quali cose devono restarci? Non si
può far sempre finta di niente. Se due allenatori litigano, la responsabilità è soltanto loro.
Chi sbaglia paga. E io ho pagato»

Eugenio Fascetti: «Ai miei tempi tutto finiva al 90’. Prima si dicevano anche cose
pesanti, poi negli spogliatoi si dimenticava tutto. Ora con le tv è impossibile. Allora l’unica regola da seguire è il buonsenso»

Renzo Ulivieri, presidente dell’Associazione allenatori che s’iscrive, con molti dubbi, al gruppo dei possibilisti: «Le cose dovrebbero finire con una bella stretta di mano quando l’arbitro fischia, è vero, ma in realtà nel calcio di oggi non succede più così. Le parole sono state troppo gravi e poi con tutte quelle telecamere è impossibile. Non convocherò Sarri e Mancini, sanno da soli di aver sbagliato».