Aldo Grasso: De Laurentiis e’ come i personaggi dei suoi film, cafone, arrogante e provinciale.

    DE LAURENTIIS PENSA DI VIVERE IN UN CINEPANETTONE.

     

    Ecco cosa ha scritto Aldo grasso  sul settimanale OGGI.

     

     

    • Aldo Grasso è un giornalista, critico televisivo e docente italiano. Si occupa principalmente di storia della televisione

     

    Se la storia fosse tutta vera (la denuncia, comunque, è ben circostanziata), la morale della favola sarebbe molto semplice.

    A furia di fare cine-panettoni Aurelio De Laurentiis è diventato un personaggio di uno dei suoi film: cafone, arrogante, provinciale.

    Se la storia fosse vera (la denuncia è del sindacato lavoratori polizia della Cgil) ci troveremmo di fronte al personaggio creato tempo fa da Fiorello.

    Che descriveva Aurelio come l’imperatore di Capri: uno che atterra in piazzetta con l’elicottero, con le pale taglia gli ombrelloni perché cafoni e risponde solo con insulti, anche se quelli della radio sono niente in confronto agli improperi della vita vera.

    Con tutti i condizionali del caso la storia è questa: mentre la squadra del Napoli era in partenza per Dimaro, De Laurentiis «ha preteso che la Polizia trasportasse i suoi bagagli. Di fronte al normale rifiuto degli agenti il presidente ha chiesto di arrivare sottobordo con il suo pulmino privato».

    Al secondo rifiuto, arrivato per motivi di sicurezza, il numero uno del Napoli ha aggredito un agente, che ha riportato delle contusioni.

    Coccolato dalle forze dellordine, De Laurentiis di solito transita dall’aeroporto all’aeromobile nel varco staf , ovvero nella zona riservata all’equipaggio e al personale di servizio (a Napoli i controlli sono severissimi, non ti lasciano passare nemmeno un vasetto di marmellata).

    Aurelio era accompagnato da ben 18 persone (e qui forse la Polizia ha sbagliato) e avrebbe preteso che la polizia trasportasse i suoi bagagli.

    Al rifiuto è andato in escandescenze e ha urlato verso un poliziotto: «Non seguirmi, non mi servi più». A noi, invece la Polizia serve.

    E serve soprattutto che non conceda più privilegi a chi non li merita.