Acquisti mirati, mentalità e rosa compatta: questa sara’ l’eredita’ di Benitez

    “Questa squadra è e sarà competitiva chiunque sia l’allenatore in futuro, il nostro lavoro è finalizzato a questo”.

    Parole e musica di Rafa Benitez che forse per la prima volta è parzialmente uscito allo scoperto lanciando ulteriori segnali per un suo addio a giugno, sempre più possibile. Mentre il Napoli sogna la rincorsa alla Roma dopo la vittoria col Chievo c’è chi già si preoccupa per il cambio della guida tecnica in vista del prossimo anno.

    Più passa il tempo e più ci si rende conto che la RafaRevolution ha migliorato in tutto il Napoli. A confortare c’è quella che il tecnico spagnolo lascia come una vera e propria eredità, di cui gli azzurri dovranno far tesoro se davvero Benitez andrà via.

    In un anno e mezzo don Rafaè non è riuscito a centrare probabilmente tutti i traguardi che lui stesso sperava di poter raggiungere ma ha dato e sta dando tanto, tantissimo. Si parta dal mercato: l’ultimo esempio arriva proprio dal 2-1 di ieri al Bentegodi che porta la firma di due nuovi acquisti. Strinic, tra i migliori in campo ed autore dell’assist del gol-partita, e Gabbiadini che ha propiziato la rete del vantaggio e segnato quella della vittoria.

    Nell’era Benitez si può dire che il Napoli non abbia sbagliato un colpo sul mercato. Dai primi botti con Higuain e Callejon ai rinforzi invernali di questa e della passata stagione. Il tutto senza mai derogare ai vincoli societari, al fair-play finanziario, al tetto degli stipendi, alla politica dei “niente prestiti”, ai desideri del presidenti che non ama gli over-30 dagli ingaggi elevati e i parametri zero di vecchie glorie.

    TURNOVER BENEDETTO – Acquisti mirati: tutti eclettici, capaci – come ha sottolineato lo stesso Benitez – di adattarsi a più moduli e per questo non vincolati alla sua idea di calcio e ai suoi schemi. Buoni anche in caso di suo addio, insomma. Sotto gli occhi di tutti la crescita collettiva della rosa: c’era una volta il Napoli dei “titolarissimi”, oggi non c’è più. Porte girevoli tra panchina e campo e finalmente squadra che si cambia vince e rivince.

    Solo Higuain è veramente insostituibile, tutti gli altri – chi più, chi meno – possono andare in panchina. Compreso capitan Hamsik, scavalcato nelle gerarchie da De Guzman. Uno che, a sentire Benitez, varrebbe 30 milioni di euro se solo finalizzasse un po’ di più. E se l’anno scorso Mertens sembrava intoccabile oggi va in perenne ballottaggio, aspettando il ritorno di Insigne. E se l’anno scorso rinunciare a uno tra Inler e Jorginho sembrava impensabile oggi è più facile che vadano entrambi in panchina per far giocare il sempre più prezioso Gargano e il “muro” David Lopez. Anche la mentalità è cambiata: a parte le sbavature con le piccole di inizio stagione oggi il Napoli sta dimostrando di saper essere grande con grandi e piccole.

    E’ cresciuto e maturato e la rosa è unita e compatta anche grazie a quel turnover tanto criticato che invece mette tutti in condizione di poter essere utile. Da qui a giugno la strada è ancora lunga e ci sono tre obiettivi possibili: il secondo posto da contendere alla Roma, la Coppa Italia (mercoledì i quarti con l’Inter al San Paolo) e l’Europa League dove Benitez vuol confermarsi re di coppe. Una cosa però è sicura: comunque vada il tecnico azzurro lascerà un’eredità importante e duratura.

    Stefano Grandi sportevai