100 GIORNI CHE HANNO SCONVOLTO IL CALCIO ITALIANO

 

 

 

DI:ALESSANDRA BOCCI Gazzettadellosport

Il via lo ha dato un maca­bro starter sparando non trop­po a caso sulla folla il 3 mag­gio 2014, e la corsa verso l’as­surdità non è ancora finita. Ci­ro Esposito ha respirato ancora per 52 giorni, ma è morto lì, sul selciato di Roma, poco prima di Napoli­Fiorenti­na. C’è qualcosa di più scioc­cante di un colpo di pistola, di un trentenne che muore, di una madre che dignitosamen­te chiede di guardare avanti nonostante il figlio cadavere?Risposta logica: no.

Eppure il calcio italiano, nei 99 giorni che sono seguiti, ha continua­to la surreale opera di autodi­struzione, fra sconfitte sporti­ve (non auspicabili, ma am­missibili), beghe di cortile (largamente inammissibili), gaffe internazionali, ultrà ar­rampicati fieri sulle cancellate che qualche sognatore vuole abbattere, politici che si met­tono in mezzo perché non se ne può fare a meno, dimissio­ni e controdimissioni, batta­glie fra interessi opposti. Oggi è il centesimo giorno e il calcio italiano deve riorganizzarsi. Il 3 di maggio 1808 è un quadro di Goya simbolo della resi­stenza contro l’oppressione e la violenza, Goya lo ha dipintoD ue secoli prima della morte di Ciro. Chissà che il 3 di mag­gio non possa diventare una data simbolo per il pallone ita­liano. Questo di certo alla mamma di Ciro piacerebbe.

Un ragazzo che cerca di difen­dere i suoi dalle bombe carta. E’ il big bang della stupidità umana associata al calcio, con una parte di città in balia di pazzi e lacrimogeni, e una sparatoria che fa una vittima ma avrebbe potuto farne di più. A premere il grilletto è Daniele De Santis, una vec­chia conoscenza, come si suol dire. Per questioni di ordine pubblico, la partita si gioca e il Napoli la vince. Un dettaglio, e anche questo dà la misura l’assurdità del tutto.

E’ pas­sato un mese dall’apertura della crisi, che continua fra proteste internazionali, lette­re di club dissidenti, battute infelici (Tavecchio: «Nemme­no l’assassino di Kennedy ha subito tanto») e patti tardivi di non belligeranza. Oggi è il chi­lometro zero del calcio italia­no. La strada per la risalita è lunga e scivolosa, non solo per colpa delle banane.