10 maggio 87: “Alle 17.45 la città è impazzita: dal porto l’urlo delle sirene, caroselli di auto..”

Nel 1734 Carlo III di Borbone entrò trionfante a Napoli.
Fu l’inizio di una politica che, sia pur tra mille contraddizioni, inaugurò per Napoli un’epoca nuova, ancora oggi testimoniata da un patrimonio di grande valore. Quel giorno del 1734 era il 10 maggio

In quel 10 maggio del 1734 nessuno dovette annunciare la fine di qualcosa. Quello fu un giorno d’inizio. Il 10 maggio 1987 il triplice fischio dell’arbitro decretò invece la fine di una partita e l’inizio di una festa, per una città che aveva aspettato per più di sessant’anni. Napoli aveva avuto il suo dono tanto a lungo atteso.

Goethe, che tanto ha amato la città di Partenope, ha scritto “Non dire che vuoi regalare: regala. Non riuscirai mai a soddisfare un’attesa”. Per una volta la storia aveva ripagato la malinconia napoletana.

Libero Bovio una volta ha detto che “A Napoli tutto è azzurro. Pure la malinconia è azzurra”. Oggi, a volerlo ricordare, il 10 maggio è un giorno azzurro.

( CIT. Sebastiano Di Paolo, alias Elio Goka)

Non sapete cosa vi siete persi“. Una scritta apparsa sul muro davanti a un cimitero di Napoli fu la sintesi perfetta dell’emozione e della gioia provata dai tantissimi tifosi azzurri esattamente 25 anni fa, il 10 maggio del 1987, nella domenica che vide diventare per la prima volta nella sua storia il Napoli Campione d’Italia. Il Corriere dello Sport-Stadio celebrò quel primo scudetto azzurro con una prima pagina che è rimasta impressa nella mente di molti tifosi e che ancora oggi è conservata fra i ricordi più cari.

Un titolo gigante “Napoli sei nella storia” e una foto della squadra (“Ecco i campioni“) allenata da Ottavio Bianchi e guidata dal più grande calciatore di tutti i tempi, Diego Armando Maradona.

E poi il racconto di una festa che coinvolse tutti: “Alle 17.45 la città è impazzita: dal porto l’urlo delle sirene, caroselli di auto, numerosi feriti.

A Maradona il primo abbraccio dal fratello Hugo in campo travestito da raccattapalle“.

E ancora le emozioni dei protagonisti; l’allenatore Bianchi: “E pensare che all’inizio della stagione avevo dato le dimissioni“; il Pibe de Oro: “Per me vale più del Mondiale, ora mi sento figlio di Napoli“.

Il presidente Ferlaino costruì una squadra capace di laurearsi campione con una giornata di anticipo, pareggiando 1-1 al San Paolo con la Fiorentina (al gol di Carnevale replicò Roberto Baggio). In classifica gli azzurri chiusero a quota 42, tre punti davanti alle Juve, che in extremis soffiò il secondo posto all’Inter, arrivata a -4. La squadra di Bianchi (il torneo era a 16 squadre e la vittoria valeva ancora 2 punti) vinse 15 partite, ne pareggiò 12 e ne perse soltanto 3, segnando 41 reti e subendone 21. Il capocannoniere azzurro fu Maradona, con 10 gol, seguito da Carnevale con 8. Un mese dopo lo scudetto arrivò anche il trionfo nella Coppa Italia, nella doppia finale con l’Atalanta (andata 3-0 al San Paolo con gol di Renica, Muro e Bagni, ritorno 0-1 a Bergamo con rete di Giordano).

ROSA – Questa la rosa dei Campioni d’Italia 1986-87:
Portieri: Garella, Di Fusco
DIfensori: Bigliardi, Bruscolotti, Ferrara, Ferrario, Filardi, Renica, Volpecina, Carannante, Marino
Centrocampisti: Bagni, De Napoli, Romano, Sola, Celestini, Caffarelli, Muro
Attaccanti: Carnevale, Giordano, Maradona, Puzone
Allenatore: Bianchi