Vidic, Evra, Cole e Torres: quando la Premier fa rima con flop

     

    Vidic, Evra, Cole e Torres, arrivati in estate dalla Premier League, non stanno rispondendo alle attese di Inter, Juventus, Roma e Milan.


     

    Nemanja Vidic , Ashley Cole e Patrice Evra : quasi cento anni in tre. Ma anche otto campionati inglesi, due Champions League e un Mondiale per Club all’attivo.

    Ecco perchè, in estate, Inter , Roma e Juventus hanno deciso di puntare su di loro nella speranza che, forti di una solida esperienza internazionale, potessero sensibilmente aumentare la competitività delle rispettive rose.

    Finora, però, le aspettative di club e tifosi sono andate ampiamente deluse dato che, ad oggi, i tre sono sembrati solo lontani parenti dei campioni ammirati per tanti anni in Premier League. Loro come Fernando Torres : ruolo diverso, qualche primavera in meno sulle spalle ma la stessa difficoltà ad inserirsi nel calcio italiano. E più precisamente nei meccanismi del Milan .

    Il caso più eclatante, ad oggi, è senz’altro quello di Vidic . L’ex colonna del Manchester United, a dire il vero reduce da una stagione disastrosa con i Red Devils, ha deciso di ripartire dall’Italia e, in particolare, dall’ Inter . Peccato però che, colui che doveva essere il pilastro della difesa di Mazzarri, ne sia stato finora l’anello più debole.

    Le giustificazioni tattiche per un centrale non abituato al 3-5-2 nerazzurro non mancherebbero di certo. Ma quando nelle sette partite giocate in campionato in almeno quattro occasioni i tuoi errori risultano decisivi per le sconfitte della squadra, la questione modulo non può certo essere l’unica spiegazione plausibile.

    La sensazione fortissima, insomma, è che il meglio Vidic lo abbia dato negli otto anni di Manchester.

    Un po’ come come l’ex compagno Evra , seguito dalla Juventus per mesi prima di essere messo sotto contratto dai bianconeri lo scorso agosto. Portato a Torino per la miseria di 300 mila euro, il francese a dire il vero è stato il meno negativo dei tre difensori ex Premier. Forse perchè Allegri lo ha fin qui usato con il contagocce, alternandolo al più giovane ed esplosivo Asamoah.

    Sei comunque le sue presenze tra Champions e campionato. Peraltro tutte senza infamia e senza lode. Ma anche senza mai dimostrare di essere l’uomo giusto per ricoprire il ruolo di esterno nel 3-5-2 bianconero. E pensare che la carriera di Evra era cominciata proprio dalle nostro parti prima che, appena ventenne, spiccasse il volo per la Francia e vincesse tutto in quel di Manchester.

    Decisamente peggio del bianconero ha fatto ad oggi il giallorosso Ashley Cole . Voluto fortemente da Garcia, il terzino inglese fatica maledettamente a calarsi nella nuova realtà e, contro il Bayern, già nell’intervallo l’allenatore della Roma è stato costretto al cambio quasi per disperazione.

    Risulta difficile d’altronde spiegare il tracollo di un perno dell’Arsenal prima e del Chelsea poi, titolare per anni della Nazionale inglese, senza tirare in ballo l’anagrafe. A 33 anni, infatti, non sempre l’esperienza può sopperire alle carenze fisiche che, specie in un calcio come quello moderno, finiscono spesso per risultare decisive. Come ben testimoniato dalle sette presenze stagionali di Cole, ben al di sotto della sufficienza.

    Sufficienza che anche Fernando Torres , arrivato al Milan come sostituto designato del partente Balotelli, ha raggiunto raramente. Tre anni più giovane di Vidic, Evra e Cole, l’ex attaccante del Chelsea d’altronde ormai da parecchie stagioni è solo una sbiadita copia del giocatore ammirato tra Atletico Madrid e Liverpool.

    Nonostante questo Galliani in estate ha deciso di scommettere forte su di lui, portandolo in rossonero con la formula del prestito biennale e sperando magari che l’ex bomber Inzaghi potesse rivitalizzare un attaccante dalle polveri bagnate (solo venti goal in 110 presenze con la maglia dei Blues).

    I numeri purtroppo però parlano chiaro: fin qui per Torres otto partite giocate in Serie A, sei da titolare, ed appena una rete all’attivo sul campo dell’Empoli. Davvero troppo poco per pensare che El Nino possa tornare il campione di inizio carriera.

    La sentenza, analizzando l’inizio di stagione dei quattro reduci sbarcati dall’Inghilterra, è insomma piuttosto chiara. Puntare su giocatori a fine carriera, seppure a parametro zero o quasi (e peraltro sempre con ingaggi da top player), non sembra la strada più giusta per vincere in Italia e in Europa. Forse sarebbe il caso che, finalmente, anche i club italiani ne prendano atto.

    Goal.com