La giustizia ordinaria contraddice la politica di Tavecchio & Company

    Come sappiamo oggi una sentenza ha condannato la Juventus a risarcire un tifoso partenopeo per i cori razzisti (e non solo). Lo scenario che ha dovuto sopportare questo tifoso azzurro è quello che ogni domenica, nella maggior parte degli stadi italiani, ogni tifoso napoletano vive.

    La giustizia italiana ha ritenuto inaccettabile, che il club bianconero non sia riuscita a tener a freno i propri tifosi, che con cori e striscioni razzisti hanno portato il povero tifoso ad abbandonare lo stadio. E chissà quanti altri lo avrebbero voluto fare e invece sono rimasti lì in silenzio a godere dello spettacolo degli orrori.

    Una sentenza che ridicolizza e non poco il presidente della FIGC Carlo Tavecchio, che non appena assunse la carica di presidente eliminò , dagli art. 11 e 12 la dicitura “di origine territoriale”, perchè cori come “Lavali col fuoco!” erano semplici sfottò, con i quali non si potevano chiudere delle curve intere. Politica che più società e giornalisti hanno non solo sposato ma pubblicizzato “Non si può chiudere una curva per qualche cretino” con il piccolo dettaglio che in più delle volte era l’intero stadio a cantare gli ormai celebri cori. Quando la descriminazione territoriale fu tolta qualche noto giornalista osò dire che era stato un bene e che gli incidenti di Roma del 3 Maggio derivavano proprio da questo regola. Insomma mentre in mezza Europa questa cosa sarebbe stata condannata, il mondo del calcio italiano lo ignora e lo cavalca soltanto per farci delle trasmissioni in tv.

    Peccato che per l’ordinamento italiano questi fatti non rappresentano degli sfottò e il solo fatto di omettere tali casi costituisce un reato. Ogni tanto giustizia è fatta.