I sogni in comodato d’uso ed il Miracolo di un popolo sciagurato.

    Lo scudetto non lo vinceremo perché è nel passato che c’è scritto il nostro futuro.

    Di Abbonato 70

    In questi giorni in cui si pronuncia romanticamente la parola scudetto.

    In questi giorni in cui si torna ad accarezzare una nuvola mai evaporata pregna di desideri, in questi giorni in cui si sogna liberamente ed anche serenamente, come ogni anima candida merita, ecco è in questi giorni che io piango per tutto ciò che poteva essere e non è stato.

    E vi rigetto popolo mio amato.

    Non perché tutti vi dicono che non sapete vincere e che avete nel DNA la sciagurata macchia dell’ignavia, bensì per la vostra noncuranza, ed il distacco spesso salvifico ma a volte pernicioso. Il Napoli ha la rosa più forte degli ultimi 4 anni, forse anche 10. Eppure non vinceremo, non vinceremo di nuovo ed ancora.

    Non voglio dissociarami da questo ottimismo, né voglio spezzare l’incantesimo. Ma non vinceremo, perché è nel passato che c’è scritto il futuro.

    Tre estati fa abbiamo portato a Napoli campioni che neppure avremmo mai immaginato di avere. Higuain, Reina e Callejon su tutti, ovvero quelli che oggi ci danno la suggestione del trionfo. E’ passato un anno in cui abbiamo vinto la Coppa Italia, siamo arrivati terzi e abbiamo segnato 104 gol, con annesso record di punti e gol della nostra storia.

    Ecco, liddove si doveva costruire il trionfo, abbiamo, invece, cominciato a perdere. La Juve al tempo era irraggiungibile ma nessuna squadra vince in eterno. Il Napoli doveva costruirsi il box dietro a quello della Signora d’Italia ed attenderne certosinamente l’inevitabile logorìo. Aspettare il calo e disegnarsi addosso il futuro da campioni. Nel luglio 2014 bisognava prendere il necessario per raccogliere l’eredità. Che era lì, bastava saper seminare e pazientare.

    Due o tre acquisti mirati e calibrati ed un triennale a Benitez, che avrebbe accolto la sfida se solo gli avessimo lasciato prendere i calciatori che desiderava. Del calibro e dello spessore di quelli che sono oggi i nostri trascinatori: Pepe, Pipa e Calleti. Nulla di ciò è accaduto, anzi siamo piombati nel colpevole immobilismo. Anno buttato, nonostante abbiamo vinto la Supercoppa e sfiorato la finale di Uefa (traguardi che ancor oggi ritengo irripetibili).

    Ed eccoci oggi a parlare ancora rivoluzione con la tuta sudata di Sarri e con le vecchia maniere di “mazza e panella fanno ‘e figli belli”. Solo chiacchiere da bar e tabaccheria, magheggi dialettici e populistici davanti ad una realtà che anni fa bisognava presagire in maniera lungimirante: il vuoto di potere. La Juve dopo 4 anni di fasti è fisiologicamente alla ricostruzione.

    La Roma è una eterna incompiuta, nonostante abbia investito.

    L’Inter ha comprato mezzo mondo ma non ha ancora una ossatura. Dopo oltre un decennio sarà il campionato dell’outsider. Perché in Italia accade ciclicamente, ancorchè raramente, che non vinca il potere precostituito. Ed ecco che tutti adesso tirano per la giacchetta il Napoli, gli bussano sulla spalla, gli indicano la strada dell’incantesimo e gli aprono la porta del miracolo. Che non avverrà sciagurato mio popolo. Perché i miracoli esistono solo se si desiderano veramente.

    E chi ha preso in comodato d’uso i nostri sogni, quel miracolo in realtà non l’ha mai voluto. Aggrappiamoci alla grandezza del Pipita, al talento instancabile di Callejon, al carisma e alle mani grandi di Reina. Ma questi tre supereoi ce li avevamo già. Bisognava creargli attorno una squadra coi superpoteri. Non i super “poderi” del volenteroso, retorico, nozionistico, agreste Sarri.

    E fa rabbia persino che Allan sia arrivato solo quest’anno, quando sarebbe bastato prenderlo l’anno scorso e non lasciar andar via Pepe per andare in Champions League in carrozza. Oggi ci chiedono tutti di vincere lo scudetto, ma noi dovevamo chiederlo a chi di dovere due anni fa. E’ tardi adesso.

    Non vinceremo ancora una volta. E probabilmente anche la Champions League sarà di altri. La filosofia napoletana ci viene incontro: ‘o sparagno nunn’è mai guadagno! Smettetela di infilarci a casa nostra i miracoli a tutti i costi, San Gennaro non è uno stereotipo a vostro uso e consumo.

    Così come non sarà nostra la storia e la stropicciata gloria. Ma io stavolta non ci sto. Non è più mia questa malìa.

    Prima che scappino tutti, sono io che me ne vado. Sciagurato mio popolo amato…

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