Lo sapevi che Bufalo Bill a Napoli prese una sonora batosta

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 A NAPOLI ARRIVÒ IL CIRCO DI BUFFALO BILL (CHE PRESE UNA SONORA BATOSTA)

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«La compagnia americana Buffalo Bill’s Wild West ha cominciato un corso di rappresentazioni al Corso Meridionale al Rione Vasto alla Ferrovia da lunedì 27 Gennaio alle ore 2,30 pom. La suddetta Compagnia si compone di 100 Indiani, 100 tiratori, cacciatori, cowboys e cavallerizzi. 200 animali; bufali selvaggi, cavalli, muli, ecc. comandati dal Col. W.F. Cody “Buffalo Bill” » («Il Corriere di Napoli», 30-31 gennaio 1890).

Il Vecchio West a Napoli? Quando lessero la manchette pubblicitaria dell’evento sui giornali, in città furono in molti a non crederci. Buffalo Bill, era una leggenda in carne e ossa. Anche a noi, a distanza di oltre un secolo, sembra inverosimile che William Frederick Cody – il suo nome all’anagrafe – fosse realmente arrivato all’ombra del Vesuvio con il celebre spettacolo itinerante, una specie di circo Barnum con indiani e bufali indomabili, con la medesima compagnia che aveva riscosso un grande successo a Londra per il giubileo della regina Vittoria nel 1887 e durante l’Esposizione di Parigi nel 1889.

Buffalo Bill a Napoli

All’epoca – stiamo parlando del 1890 – i suoi trionfi da addomesticatore di uomini feroci erano noti a stento – il resto è con il senno di poi –, ma l’attrazione era garantita dall’onda del successo che l’aveva anticipato. E il cinema non c’era, ancora dovevano inventarlo. L’arrivo del grandissimo Buffalo Bill detto “Lunghi capelli”, prima acerrimo nemico dei nativi americani e spietato cacciatore di scalpi da dedicare al generale George Armstrong Custer, e poi ipocrita mistificatore al punto da farsi apprezzare come grande e insostituibile compagno dei pellerossa, fu accolto con entusiasmo popolare, favorito anche dal costo del biglietto: da 1 a 5 lire. Lo spettacolo, anche se impostato su scontri e assalti fittizi a diligenze, prometteva un incontro autentico con una realtà fino a quel momento immaginata o supposta, il leggendario far West non era poi così lontano e stava per incontrare Napoli e, a fare le presentazioni, sarebbe stata un’icona dei racconti sempre avventurosi di cowboy, quel tale con uno strambo soprannome (Bill dei bisonti), strappato insieme al podio durante una gara di caccia al bisonte.

Gibus, alias Matilde Serao, sul «Corriere di Napoli» di fine gennaio di quell’anno, recensì l’esibizione in programma dal 27 gennaio fino all’11 di febbraio, dopodiché il 20 del mese la carovana si sarebbe spostata all’ingresso del Vaticano a Roma, a Prati di Castello, per incontrare papa Leone XIII. Donna Matilde raccontò che fu un successo enorme. I grandi ritratti a mezzo busto, in piedi e a cavallo del capitano William Cody avevano impressionato il buon pubblico napoletano, tanto che varie migliaia di persone sono accorse nel vastissimo ippodromo, fra il rione Vasto e la ferrovia. Non vi era soltanto la nostra migliore società dell’eleganza e anche dello sport, capitanata dal principe di Marsico-Novo, non vi erano soltanto le più belle e graziose signore napoletane, ma vi era la immensa folla degli spettacoli attraenti per la originalità. La tribuna da lire cinque è stata subito piena e coloro che sono giunti in ritardo, hanno dovuto occupare le tribune da tre e da due lire: e non vi era un posto vuoto, in quel grandissimo anfiteatro (M. Serao, «Il Corriere di Napoli», 28-29 gennaio 1890).

Le persone paganti che assistettero alla prima esibizione partenopea furono addirittura seimila. Fu uno show originale, scrisse Gibus-Serao, nulla a che vedere con le piroette di una danzatrice ultracentenaria in gonnellino corto su un cavallo bianco decrepito e secolare anch’esso, quanto piuttosto una rappresentazione di rudi costumi indo-americani, di lotte contro i selvaggi e contro gli animali, di corse sfrenate, e sovra tutto di tiratori di rivoltella e di fucile.

Ai napoletani pare che sia piaciuto assai, a giudicare dagli applausi che salutavano l’apparire delle tribù di Pelli Rosse e i loro esercizi di galoppo e di tiro: ma specialmente la signorina Annie Vakluz tiratrice al volo, ha fatto miracoli e ha suscitato entusiasmo. Buffalo Bill, il romantico guerriero indiano, ha avuto un gran successo personale.  In questi tempi di malinconia, è anche buono che laggiù, in quelle praterie indo-partenopee vi sia uno spettacolo interessante per coloro che sono disposti a fare quel pellegrinaggio. Buffalo Bill può anche essere un antidoto contro il malumore napoletano. Tal sia!

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A Napoli, dopo che la grande carovana di Cody impiantò l’arena al corso Meridionale, nella nuova zona nei pressi della stazione ferroviaria al quartiere Vasto, come ogni circo che si rispetti, animali, comparse e attori vestiti di tutto punto con gli abiti di scena più sgargianti e folcloristici, in pelle di daino con le colt alla cintura o con i copricapi piumati e il tomahawk in mano, le star dello show sfilarono in corteo per le vie principali della città. Cody-Buffalo Bill guidò la processione promozionale in sella all’inseparabile destriero Bringham Young e, con la carabina che aveva battezzato Lucrezia Borgia in pugno, dispensò saluti sventolando il suo Stetson. La Serao ricordò l’insolito avvenimento in uno dei suoi consueti Mosconi, quasi in diretta: «Tutta la compagnia, coi cavalli, buffali e muli, passerà stamani alle 10, per la Marina, piazza Municipio, san Ferdinando, Toledo, Foria e Corso Garibaldi: sarà uno spettacolo interessantissimo. Domenica, poi, spettacolo a mezzogiorno e alle tre. Speriamo che ci sia un bel sole!» (M. Serao, «Il Corriere di Napoli», 1-2 febbraio 1890).

Intanto, un incubo agitava il sonno dell’eroe dell’epopea western: Lunghi capelli aveva appena appreso che un impostore di nome Samuel Franklin Cowdery si faceva chiamare Cody, diceva di essere un americano sopravvissuto ai Sioux, e si presentava ambiguamente come Captain Cody re dei cowboy. L’impostore, benché fosse ancora molto giovane, somigliava al colonnello anche fisicamente, e aveva messo in piedi uno spettacolo spacciandosi per lui. Inoltre, Buffalo Bill era preoccupato anche per un altro motivo: a Napoli, dopo l’eccezionale successo dei primi giorni, qualcosa non stava andando per il giusto verso, forse cominciava a girare voce che, malgrado il Wild West show fosse emozionante, la rappresentazione era molto sopra le righe, forzata e innaturale. Insomma, si diffuse la notizia che lo spettacolo di Buffalo Bill fosse poco più di una recita teatrale per gusti “alla buona”: troppo popolari. Ma la disaffezione del pubblico fu un conto, e la disgrazia ne fu un altro: in realtà, ad aggravare la situazione e l’umore dell’astro americano, che faceva tutto ciò per soldi e vanità, fu un’altra storia, una truffa che Cody patì durante il soggiorno napoletano. L’impresario Buffalo Bill, infatti, subì un grave smacco e un ingente danno economico: alcuni malfattori fiutarono l’affare e stamparono ben duemila biglietti falsi che vendettero all’ingresso del circo, erano talmente perfetti che al botteghino se ne accorsero troppo tardi, solamente in serata, a esibizione consumata, durante il resoconto finale del pubblico pagante (H. Blackman Sell, V. Weybright, Buffalo Bill e il selvaggio west). L’arena di Buffalo Bill, quindi, avvertì un sensibile calo di presenze, e Cody corse ai ripari: per frenare le spese, e attingere pubblico da un bacino differente, l’accampamento del circo fu spostato più a est della città, verso San Giovanni a Teduccio. Per attirare gente allo show, furono acquistati altri spazi pubblicitari sui giornali locali che annunciavano una proroga, l’ultima settimana di repliche e il giorno di commiato: il 16 febbraio, «con due grandi rappresentazioni, la prima alle ore 12 e la seconda alle ore 3 p.m.».

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Tra il 4 e il 5 febbraio, il nutrito gruppo di circensi pellerossa, attirato dall’inquietante mistero del vulcano, avrebbe dovuto fare un’escursione sull’imponente montagna di fuoco a un tiro di freccia, ma fu fermato dal cattivo tempo. La notizia uscì come curiosità sulle colonne del «Corriere di Napoli»:

La gita al Vesuvio che doveva aver luogo ier l’altro, terminata che fosse la rappresentazione, non seguì per la minaccia del tempo. Questi ultimi giorni freddi e uggiosi hanno un po’ ammalinconiti i Pelli Rosse, che non escono tutto il giorno dalle loro tende, dove se ne stanno accoccolati sulle stuoie fumando la sigaretta accanto al fuoco. In una delle notti passate qualcuno di loro, che passeggiava gravemente per l’attendamento, vide il fuoco del Vesuvio rosseggiare sul cielo e ne avvertì i compagni. Tutti uscirono, incantati dello spettacolo, e finirono per prosternarsi e adorar quella fiamma sacra, palpitante nella notte. Il giorno appresso uno dei capi tribù chiese, a nome di tutti gli altri compagni, di poter recarsi sul monte, ove attorno al cratere si sarebbe fatta fantasia, e sarebbero risuonati i canti di preghiera. Certo questo spettacolo sarebbe stato veramente caratteristico. I Pelli Rosse di Buffalo Bill hanno bisogno di far qualcosa che sia veramente nel loro carattere e nei loro costumi. Sono un po’ seccati di assalire ogni giorno la diligenza Napoli-San Giovanni a Teduccio («Il Corriere di Napoli», 6-7 febbraio 1890).

 Il Wild West Show arrivò fino a Roma, ma la tappa di Napoli non fu presa nemmeno in considerazione.

 

fonte: Maurizio Ponticello…Forse non tutti sanno che a Napoli..Newton Compton editori

foto: Archivio alinari