Benitez maestro del gioco offensivo, ma la “pareggite” gli rovina la media

    di Salvatore Malfitano

    Capitò anche alla Juventus del primo anno di Conte. Quella che poi concluse il campionato imbattuta, vincendolo anche con una giornata d’anticipo. Quella che, risorgendo da due settimi posti consecutivi, ha dato una lezione di sport, non solo agli appassionati di calcio. Ebbene, quella Juventus chiuse il campionato con 84 punti, frutto di 23 vittorie e ben 15 pareggi. Gli stessi che avrebbe il Napoli se applicassimo una proporzione allo status attuale di 6 vittorie, 5 pareggi e 2 sconfitte. Qualcuno l’ha chiamata “pareggite”.

    Un problema che a Castelvolturno cercano di presentare in modo alternativo, nascondendo le vittorie sfumate dietro gli otto risultati utili consecutivi inanellati in campionato. Così, seppure l’andamento del Napoli sia peggiorato rispetto allo scorso anno, le difficoltà che stanno trovando le altre grandi del campionato (Inter, Milan, Fiorentina) consentono agli azzurri di rimanere al terzo posto, al momento condiviso col Genoa. Ovviamente, è sotto gli occhi di tutti che sta proprio in tutti i punti persi la differenza fra Napoli e il duo Juve-Roma. Che, nonostante le coppe, continuano a mantenere la solidità necessaria per imporsi in campionato e giocarsi al meglio le proprie chance in Europa. Cose che alla squadra di Benitez non riescono ancora. Perché pur ammettendo che il Napoli ha centrato la qualificazione ai sedicesimi di Europa League con un turno d’anticipo, è da sottolineare la bassa caratura degli avversari affrontati, contro cui la squadra più volte ha trovato difficoltà.

    In campionato, la mancanza di maturità di squadra si traduce nei pareggi che il Napoli ha collezionato. Dei cinque incontri senza vincitori, quello di lunedì sera è il meno amaro. Anzi, per come si era messa la partita, con un Napoli senza idee e con un uomo in meno, il punto ottenuto contro la Samp è guadagnato. Ma sugli altri non ci sono giustificazioni che tengano. Contro il Palermo, gli azzurri non hanno saputo amministrare il vantaggio che avevano sugli avversari, sia non concretizzando le occasioni che avrebbero chiuso la partita, sia a causa delle disattenzioni difensive. I siciliani, infatti, con un gioco semplice e offensivo hanno messo in difficoltà gli azzurri.

    Con l’Inter, il discorso è quasi analogo: la partita ha avuto fasi di studio più lunghe, riducendo così le occasioni per entrambe le squadre; il pareggio di Hernanes, però, è frutto di un inserimento centrale del centrocampista di cui non si accorge nessuno, colpevolmente. Discorso a  parte va fatto per l’1-1 maturato a Bergamo: Napoli dominante in una partita senza storia, che si è conclusa con l’errore di Higuaìn dal dischetto. Il più indicativo dei pareggi è probabilmente quello con il Cagliari.