10 addii più traumatici del calcio italiano

 

 

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Quando finisce l’amore: nella nostra gallery odierna ripercorriamo 10 tra i divorzi più burrascosi nella storia recente del calcio italiano. Giocatori, allenatori, club: ad un certo punto il rapporto scoppia e volano gli stracci, qui gli esempi più eclatanti…

Di: Andrea Ghislandi goalitalia

Zibì Boniek (dalla Juventus alla Roma)

Estate 1985. Dopo aver vinto tutto con la maglia della Juventus, Zibì Boniek lascia Torino e passa alla Roma per 3 miliardi delle vecchie lire. “Alla Juventus avevo capito che qualcosa si era rotto nel rapporto già questo inverno”, disse l’attaccante polacco al momento del suo arrivo nella Capitale. A dire il vero il rapporto con la Vecchia Signora si era già incrinato l’anno prima, quando l’attuale presidente della Federcalcio polacca non se le mandò a dire con l’allora presidente della Juve Giampiero Boniperti.

Ci saremmo aspettati da Boniek belle azioni tutto l’anno”, l’attacco di Boniperti. Pronta la replica del polacco: “Io sono un dipendente, so come andrà a finire ma non chiedete a me”. Poi il goal-vittoria contro il Porto nella finale di Coppa delle Coppe gettò acqua sulle polemiche e il matrimonio andò avanti un altro anno. Amatissimo dai tifosi bianconeri, Boniek era la vittima preferita dell’Avvocato Gianni Agnelli.

Nasce “Il bello di notte” come i giornalisti definiscono Zibì dopo che Agnelli, nel presentarlo a Kissinger, aveva detto: “Quello che gioca bene di notte“, riferendosi alle belle prestazioni di Boniek nelle partite di coppa. Prima di lasciare la Juve, Boniek regalerà la Supercoppa Europea contro il Liverpool (doppietta) e si procurò il rigore che decise la tragica finale di Coppa dei Campioni dell’Heysel sempre contro i Reds.

Christian Vieri (dalla Lazio all’Inter)

Nell’estate del 1999 Massimo Moratti sogna in grande. Con Marcello Lippi in panchina, il numero 1 dell’Inter vuole regalare ai tifosi un fuoriclasse da affiancare a Ronaldo. La scelta cade su Christian Vieri e per convincere la Lazio sul piatto della bilancia vengono messi quasi 90 miliardi di lire (69 più il cartellino di Simeone).

I tifosi della Lazio scendono sul piede di guerra, il patron Sergio Cragnotti dà del presuntuoso al giocatore e lo attacca senza mezzi termini: “Mi pesa molto cedere Vieri, ma non mi è piaciuto il suo atteggiamento nei confronti della Lazio”. Dopo soli 9 mesi l’avventura di Bobo in biancoceleste giunge così a conclusione tra mille polemiche.

Ronaldo (dall’Inter al Real Madrid)

Ore 23.25 del 31 agosto 2002, ultimo giorno di calciomercato. L’incubo per ogni tifoso interista diventa realtà: Ronaldo viene ceduto al Real Madrid per 45 milioni di euro e al suo posto viene acquistato Hernan Crespo. Prima di partire per il Mondiale nippo-coreano, il Fenomeno aveva lanciato un ultimatum a Massimo Moratti: “O Cuper o io”. Il numero 1 nerazzurro si deve essere sentito pugnalato alle spalle da un ragazzo che per lui era quasi come un figlio e che l’Inter non ha mai lasciato solo negli anni degli infortuni e del lungo calvario.

La scelta del patron cade sull’allenatore argentino e il brasiliano decide di forzare la mano dopo la vittoria del Mondiale, annunciando dal Brasile la volontà di lasciare Milano. La delusione dei tifosi fu immensa, quanto l’ingratitudine del calciatore, che l’Inter aveva ridato al calcio e che lo aveva sempre pagato (profumatamente) anche nei momenti dei lunghi infortuni.

Christian Vieri (dall’Inter al Milan)

Nell’estate del 2005 a fare grosso clamore è il divorzio tra Christian Vieri e l’Inter, un matrimonio durato 6 stagioni e che ha portato solo una coppa Italia. A nulla sono valsi i 123 goal realizzati dall’attaccante: Moratti deve ancora aspettare per coronare il sogno di vincere lo Scudetto. Il divorzio non è dei più semplici e Vieri riesce a strappare 10 milioni di euro come buonuscita.

Pochi giorni dopo Bobo firma con il Milan e lancia una bordata all’Inter: “Non potevo stare in una squadra dove non ero gradito, la cosa logica era trovare un accordo e andare via. Ed essendo libero ho pensato di andare nella squadra più forte, così quando si è fatto avanti il Milan ho detto subito di sì. E’ la squadra più forte. Per l’accordo abbiamo fatto tutto in due ore”.

La vicenda con l’Inter ebbe anche uno strascico extragiudiziale, quando venne fuori che i nerazzurri avevano spiato e fatto pedinare Bobo con l’aiuto della Telecom: nel 2012 Inter e azienda furono condannate a pagare un indennizzo di un milione di euro. Qualche tempo dopo, l’ex centravanti della Nazionale rivelò come ci fosse un piano Moratti-Telecom per elimininare le squadre più forti penalizzandole dalla Serie A, unico modo per dar vita al ciclo Inter.

Fabio Capello (dalla Roma alla Juventus)

Dopo cinque campionati in cui restano incastonati uno Scudetto e due secondi posti, nel maggio del 2004 Fabio Capello dice addio alla Roma per andare ad allenare la Juventus. Un addio traumatico, soprattutto perché il tecnico di Pieris qualche settimana prima aveva candidamente dichiarato che mai sarebbe andato ad allenare i bianconeri.

Alle dichiarazioni non seguirono i fatti: i tifosi urlarono al tradimento e la Roma si trovò completamente spiazzata, come ammesso dall’allora dg Franco Baldini: “Con Capello avevamo un accordo tacito che se voleva poteva rescindere il contratto. Quella di Capello quindi non è una decisione inaspettata, ma ci ha sorpreso per la destinazione scelta”.

L’allenatore, in un’intervista a Repubblica, si tolse l’etichetta di traditore: “Il mio non è stato un tradimento – spiegò – la Roma mi ha lasciato andare e tutto sommato è stato un bene per tutti. Io per loro non ero più una risorsa, rappresentavo un peso economico e non solo”. Come andò a Torino lo sanno tutti: due Scudetti vinti, ma cancellati da Calciopoli.

Fabio Quagliarella (dal Napoli alla Juventus)

Quando il primo giugno del 2009, Aurelio De Laurentiis annunciò l’ingaggio di Fabio Quagliarella dall’Udinese, il suo progetto di un Napoli sempre più napoletano sembrava ben avviato. Putroppo, invece, l’idillio con l’attaccante di Castellamare di Stabia durò solo una stagione.

Incomprensioni tecniche (con Mazzarri) e problemi nello spogliatoio (con Lavezzi e il suo clan), furono alla base del burrascoso addio del giocatore che la prese davvero male: “Quando sono tornato dal Mondiale mi hanno detto che ero sul mercato. Ho scoperto poi che mi avevano già ceduto al Rubin Kazan, ma io non volevo andarci e saputo che mi voleva la Juve, ho scelto il meglio per la mia carriera. La società non ha preso bene questa cosa e ha voluto farmi passare per traditore. Mi è dispiaciuto molto andare via, ma purtroppo non ho avuto scelta”.

I tifosi se la presero con De Laurentiis per aver venduto il figliol prodigo, ma in poche settimane si consolarono con Edinson Cavani, l’uomo che il presidente acquistò dal Palermo per sostituirlo. Ad anni di distanza, senza dubbio ha avuto ragione lui, anche se Quagliarella si è potuto consolare con la vittoria di tre Scudetti.

Leonardo (dal Milan all’Inter)

Dopo l’addio a Carlo Ancelotti, nell’estate del 2009 Adriano Galliani decise di spostare dalla scrivania al campo Leonardo. Scelta coraggiosa quella dell’ad rossonero, che scelse un uomo di fiducia, uno che al Milan era di casa e che ci è stato per 13 stagioni. Con il suo 4-2-fantasia portò i rossoneri al terzo posto finale, ma il matrimonio finì a causa del cattivo rapporto con Silvio Berlusconi.

Ho deciso di andare via rinunciando a un anno di contratto per lasciarci nel migliore dei modi. I motivi? Incompatibilità di carattere e di stile – confessò in un’intervista – Sono tutte cose che ho detto a Berlusconi, non so perchè parli tanto di me. Dentro di lui deve esserci qualcosa che non è a posto. A Narciso tutto quello che non è specchio non piace”.

Lo sfogo di Leo a fine stagione arrivò al culmine di una serie di incomprensioni con il patron, che decise di farlo fuori quando ancora mancava un mese alla fine del campionato. Nel dicembre del 2010, il brasiliano venne chiamato da Moratti per risollevare le sorti dell’Inter dopo 6 mesi di cura Rafa Benitez.

Antonio Cassano (dal Milan all’Inter)

E’ invece durato un anno e mezzo l’idillio tra il Milan e Antonio Cassano. Scudetto al primo anno con Allegri, i rapporti sono precipitati dopo Euro 2012, quando i rossoneri cedettero Ibrahimovic e Thiago Silva al Psg. Nel giorno della presentazione all’Inter nell’estate del 2012, Fantantonio spiegò i motivi dell’addio al Milan, attaccando duramente Galliani e la dirigenza rossonera.

Non ho sbagliato io ma qualcuno al Milan che sta sopra i giocatori e sopra l’allenatore mi ha preso in giro, promettendo senza fare i fatti. Qualcuno ha fatto il furbo e a me non è piaciuto“: Cassano non cita direttamente Galliani ma è chiarissimo il riferimento all’amministratore delegato rossonero.

Ma anche i rapporti con l’allenatore erano complicati: “Per Allegri ero la quinta, la sesta, la settima punta. Non mi prometteva niente? Ok, ma non mi faceva nemmeno sentire importante. Contavo come le coppe quando a briscola comanda bastoni…”.

Edinson Cavani (dal Napoli al PSG)

Centoquattro goal in tre stagioni e una plusvalenza mostruosa (comprato dal Palermo a 17 e ceduto al Psg a 64) non sono bastati perché il divorzio tra il Napoli ed Edinson Cavani avvenisse senza traumi. Una lunga telenovela che ha appassionato nell’estate del 2012 non solo i tifosi del Napoli.

Aurelio De Laurentiis ha provato in ogni modo a trattenere il Matador, facendo muro a chi chiedeva sconti ed arrendendosi solo davanti alla volontà del giocatore di cambiare aria e al PSG che si è presentato sotto il Vesuvio con la montagna di euro della clausola di rescissione.

Prima dell’epilogo del 16 luglio, il patron napoletano aveva stuzzicato (e non poco) il suo giocatore: “Qualcuno crede che io lo lascerò andare il 10 agosto? Io confido nell’uomo Cavani, poi se Cavani non vuole essere uomo allora mi farà questo scherzo. Ma credo sia un uomo vero, quindi rimarrà a Napoli e se dovesse andare via lo deciderà alla fine della Confederations”.

Botta e risposta del calciatore: “Le dichiarazioni del presidente sono state pesanti e molto forti. Mi dispiace molto. Ora voglio parlarci faccia a faccia”. Meno di un mese dopo l’addio, con i tifosi che si sono sentiti traditi. Non a caso nella recente amichevole del San Paolo, al bomber uruguayano sono stati riservati solo fischi, mentre gli applausi se li è presi Ezequiel Lavezzi.

Osvaldo (dalla Roma al Southampton)

Me ne sono andato da Roma perché non sopportavo più l’ambiente“. Firmato Pablo Daniel Osvaldo nel giorno della presentazione come nuovo attaccante del Southampton poco più di un anno fa. Il divorzio tra l’italo-argentino e il club è stato davvero traumatico, con il giocatore che più volte ha sparato a zero con la tifoseria giallorossa tanto da compromettere il rapporto in maniera definitiva. Problemi sia dentro che fuori dal campo alla base dell’addio.

Tanti gli episodi che avevano portato a una rottura insanabile, come quando prese a pugni il compagno Lamela. O come quando, dopo la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro la Lazio, se la prese con l’allora tecnico Andreazzoli : “Facevi più bella figura se ammettevi di essere un incapace… Vai a festeggiare con quelli della Lazio va…”, il tweet al veleno con cui l’oriundo rispose all’accusa di essere ‘piagnucoloso’.

Nella Capitale i rapporti più complicati sono stati con i tifosi e la goccia che ha fatto traboccare il vaso è caduta l’estate scorsa nel ritiro di Riscone di Brunico. L’attaccante, mentre stava firmando degli autografi, venne avvicinato da alcuni sostenitori che lo accusarono di aver “capito poco di Roma”. La reazione dell’oriundo fu veemente: “Avete capito bene voi. Duecento goal ho fatto, ma che c… volete?”.

Già nel primo giorno di ritiro, Osvaldo era finito nel mirino della contestazione di un gruppo di tifosi: il giocatore rispose per le rime sia a parole (“Vi prendo uno per uno, quando vi pare”), che a gesti (mostrando il dito medio). Di lì a poche settimane, il Johnny Depp del calcio mondiale avrebbe fatto le valigie per la Premier League, tappa poco fortunata della sua carriera da giramondo.